La corsa; quando è bella, o utile, o faticosa

Fermo restando il presupposto indispensabile, ogni qual volta che si parla di corsa, che il fattore soggettivo “predomina la materia”, i recenti commenti di alcuni amici podisti su di un social, circa i diversi ritmi di corsa rispetto alle ore del giorno, ci offre l’occasione di tracciare una sorta di linea di demarcazione fra le varie fasce orarie della giornata, rispetto al mattino presto, al primo pomeriggio e alla sera inoltrata.

Mattino presto – E’ il momento più bello della giornata. E quindi è la corsa più bella. Intorno al podista si presenta la natura e il luoghi in cui vive nella… sua veste migliore: c’è silenzio, pace e tranquillità e le strade sono deserte. Un po’ di freddo che magari si avverte nell’aria frizzantina, si dimentica presto con una ventina di minuti di riscaldamento. Però, allenamento mattutino dopo allenamento mattutino, si fa’ esperienza che, al confronto di altri allenamenti svolti in orario più inoltrato, l’efficienza muscolare-tendinea non è al massimo della funzionalità. Ciò è normale, perché l’organismo si mette regolarmente in moto dopo un paio di ore dalla sveglia e nonostante si facciano sforzi per accelerare il ritmo, qualcosa si perde pur sempre, diciamo una decina di secondi al km.

Primo pomeriggio – E’ il momento migliore della giornata, dal punto di vista delle capacità sia muscolari che tendinee, perché l’intero organismo è ben “sveglio”. In questo senso, la corsa, in riferimento a quella del mattino, è meno bella, ma più utile; cioè, è quel tipo di corsa che procura al podista i migliori progressi possibili, sotto tutti i punti di vista. Tanto è vero che i podisti assoluti, quelli che fanno della corsa la loro professione, è durante il pomeriggio che effettuano i cosiddetti “lavori anaerobici”. L’unica accortezza che i podisti “pomeridiani” devono mettere in cantiere, è che devono alimentarsi, almeno un paio di ore prima dell’allenamento, con un pasto a rapida assimilazione, mediante carboidrati semplici, senza proteine (che impegnano per diverse ore l’apparato digerente). Facciamo il classico esempio di un podista che corra, in gara, a 4’ al km. Ecco, durante il pomeriggio, negli allenamenti veloci, correrà sicuramente a questi livelli. E se non subirà degli infortuni, potrà col tempo e l’esperienza sperare anche di migliorare il suo “cronometro”.

Sera inoltrata – E’ il momento peggiore della giornata. Su di esso si addensano tutte le tossine della giornata che… ancora non è del tutto trascorsa… Il podista deve farsi coraggio e sobbarcarsi, oltre a quello che ha già “sopportato”, anche il peso ulteriore dell’allenamento, specialmente se è di tipo molto impegnativo. E’ difficile, in queste condizioni, mantenere inalterata la massima efficienza muscolare-tendinea…, ed anche quella “motivazionale”. L’elemento psicologico gioca un ruolo importantissimo: mentre tutti, o quasi tutti, volgono al termine la loro giornata, il podista deve in un certo qual modo “fingere” che la sua è… in pieno svolgimento! Ecco perché la corsa a sera inoltrata è la più faticosa, perché oltre ad essere un fatto oggettivo, lo è anche dal punto di vista soggettivo. Rispetto al silenzio del primo mattino, ad esempio, che… profuma di “risveglio”, questo della sera… annuncia il desiderio del “riposo”. C’è poco da fare, è la corsa più faticosa! Anche se c’è da dire che chi la pratica (e noi ne conosciamo qualcuno) è un vero, autentico, eroe moderno!

Questa voce è stata pubblicata in Allenamento. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento