Prima d’imparare ad andare forte, si deve imparare ad andare piano

Una volta venne chiesto ad un podista esperto, come e cosa fare per andare più forte. La richiesta proveniva da un podista abbastanza nuovo dell’ambiente, il quale frequentava i luoghi degli allenamenti e delle gare da pochi mesi, ma sufficienti per individuare nell’interlocutore uno in grado di dargli il consiglio giusto. La risposta, laconica, fu… identica al titolo:

“Prima d’imparare ad andare forte, si deve imparare ad andare piano.”

La circostanza mi venne riferita dal neo podista, con un misto di perplessità e di disappunto. Egli ritenne che l’amico avesse voluto liquidarlo seccamente, senza affaticarsi troppo in una lunga e articolata spiegazione. Mi toccò il compito di… “declinare” meglio il contenuto della risposta, che fu certamente sintetica, ma d’altronde in linea con il carattere del protagonista, essenzialmente schivo.

L’impeto iniziale di un podista alle prime armi è quello di “andare più forte”, anche perché ha notato bei miglioramenti cronometrici appena trascorse poche gare e pochi allenamenti. In lui si fa’ strada la convinzione di potere esprimere meglio il proprio potenziale, ma contemporaneamente si rende conto che gli mancano i presupposti tecnici per raggiungere l’obiettivo non avendo esperienza specifica al riguardo. Da qui, la “richiesta” di aiuto… A questo punto, l’amico podista avveduto al quale si rivolge il neofita, deve prospettargli la necessità di costruirsi una base, deve cioè consentire al proprio organismo di fortificarsi in base alle esigenze. Tutti i suoi muscoli, osa e tendini devono irrobustirsi, devono essere in grado di sopportare le varie sollecitazioni che la corsa comporta. In un certo senso, è come costruire una casa. Prima, si pensa alle fondazioni, poi si procede con i muri e le pareti. Solo in ultimo si baderà alle finestre… e agli abbellimenti vari… Diciamo che la rifinitura estetica della casa rappresenta la velocità, mentre la parte precedente, tutta la parte precedente, rappresenta la resistenza, costituisce la base su cui edificare veramente l’intera costruzione. Senza la resistenza, cioè la capacità di correre sia pure lentamente per un certo numero di km, non c’è corsa degna di questo nome. “Imparare ad andare piano” significa quindi conoscere e assimilare le concrete caratteristiche della propria corsa, sulle quali poi, eventualmente, impiantare programmi di miglioramenti della velocità di base.

Ecco, dissi questo, più o meno, al nuovo amico podista. In fondo, è una cosa naturale, oltre che logica. E’ un fenomeno, che si potrebbe definire di ovvia gradualità, comune a tutti gli accadimenti umani. Un bambino, ad esempio, prima d’imparare a camminare speditamente, comincia col farlo con passi lenti….

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