Birillo e Bella, i cani del bosco di Portici

Bei tempi, quando mi allenavo nel bosco di Portici… Fra le altre cose, incontravo sempre Birillo e Bella, i due cani che, come i podisti, avevano fatto del bosco la loro casa… A dire il vero, Bella si vedeva abbastanza raramente; ormai la simpatica cagnetta era piuttosto anziana e spesso preferiva tenersi in disparte. Non come certe signore anziane (non podiste) che ancora si ostinano  a voler credere di essere piacenti e restano abbarbicate alla ribalta…; no…, Bella era conscia e consapevole, come tutti gli animali d’altronde, della sua condizione, e ne accettava le conseguenze, che si traducevano in una vita per così dire più riservata. Birillo invece era molto più giovane, era praticamente un ragazzino…, e come tale si comportava: sempre allegro e vivace, voglioso di giocare.

La differenza fra i due cani, risaltava anche nel… mangiare. Portavo sempre con me degli avanzi, per loro due. Però, mentre Birillo divorava subito tutto, Bella spesso lo conservava sotto un po’ di terreno e di fogliame, evidentemente, perché la sua esperienza le consigliava di premunirsi per il futuro.

Posso dire che i  miei allenamenti cominciavano prima del riscaldamento…, quando appena fatto ingresso nel bosco, predisponevo gli avanzi nei posti riservati ai due cani, quando… ancora non si faceva la raccolta differenziata dei rifiuti… Sì, perché noi podisti ci eravamo organizzati in questo senso molto tempo prima che entrassero in vigore ufficialmente certi costumi civili… Curavamo lo spazio entro cui ci allenavamo, lo spazio entro cui abitavamo, rispettando la Natura e l’ambiente nel suo complesso…

Però, una cosa di Birillo ve la devo proprio raccontare… Una mattina presto dovevo svolgere un allenamento di corsa media. Pioveva a dirotto. Come se nulla fosse, indossai l’impermeabilino e mi accinsi ad iniziare quello che era il percorso di una stracittadina, “I 3 Comuni” (Erolano, Portici, Torre del Greco) di circa 12 km, allora il mio tragitto preferito per gli allenamenti su strada. A circa metà del percorso si passava per il bosco di Portici. Ebbene, che fa’ quel discolo di Birillo? Mi vede, mi abbaia festoso e mi segue. Lo saluto e lo invito a rientrare nel bosco, data la fitta pioggia. Ma lui insiste nell’abbaiarmi con gioia e nel corrermi affianco. Lo lascio perdere, avendo cura però di non inciampare, e proseguo il mio allenamento, fino a giungere al palazzo in cui abitavo. A quel tempo abitavo in un palazzo con infissi metallici e frontoni in vetro, che ovviamente varcai velocissimo. Appena entrato nell’androne, sentii dei graffi sui vetri del portone: era Birillo che si era drizzato e con le unghie delle zampette batteva sui vetri e sembrava, giuro, dicesse: “Ma che fai, te ne vai senza salutarmi?” Al che mi venne spontaneo dirgli: “Hai ragione, scusa.” Uscii per un attimo dal portone, gli carezzai la testolina tutta bagnata e subito dopo lui se ne andò….

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