L’assegnazione delle corsie nelle gare su pista

Può capitare che un podista abituale non sappia come si assegnino le corsie alle gare su pista, che sia il sorteggio o il caso a determinare la posizione di partenza di un atleta. Non ci dobbiamo stupire, dal momento che i podisti, ormai, sono impegnati quasi esclusivamente nelle gare su strada, e in particolar modo in quelle di 10 km. Sotto questo aspetto, e lo diciamo con un misto di rabbia e di simpatia, assistiamo a una forma di analfabetismo atletico, laddove certi elementi dovrebbero costituire l’educazione di base per ogni podista. Per questo motivo, cerchiamo di dare il nostro modesto contributo, cercando di accendere non un riflettore, ma almeno una fiammella di luce sulla faccenda, che possa servire in qualche modo a colmare questa piccola lacuna.

In effetti, il podista abituale, non sbaglia di molto quando pensa che sia il caso, cioè il sorteggio, a determinare l’assegnazione delle corsie nelle gare di Atletica Leggera…, perché all’inizio si faceva proprio così! Non si distingueva per niente il valore di un atleta e il vantaggio di correre in alcune corsie rispetto ad altre. Anzi, lo stesso RTI (Regolamento Tecnico Internazionale) prevedeva un giudice per il sorteggio, chiamato grosso modo “delegato ai concorrenti”. Ma poi, l’elevato tasso tecnico delle competizioni internazionali, le Olimpiadi soprattutto, indussero la IAAF, a modificare a regolamento l’intera questione. Ciò avvenne a Tokio, nel 1991, mediante apposito congresso. In esso venne abbandonata la “causalità”, a favore della volontà di premiare la prestazione dell’atleta. Poiché è notorio il vantaggio di correre nelle corsie centrali, perché si ha modo di controllare meglio l’andamento della gara, si stabilì che ai migliori 4 tempi accreditati fossero assegnati mediante sorteggio le corsie 3,4,5 e 6; mentre, per converso, ai 4 peggiori tempi fossero sorteggiati le corsie 1,2,7 e 8.

Tutto qui. Tra l’altro, analoga cosa avviene anche nel nuoto, cioè in qualsiasi sport dove sono previste corsie. Quindi, una tiratina di orecchi ai podisti assidui che non conoscono questa semplice regoletta di cultura sportiva. Ma una più grande…, alle autorità competenti, politiche e amministrative, che poco o niente fanno per migliorare il grado di cultura sportiva degli italiani.

 

 

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