L’ansia da prestazione

Gli atleti professionisti, e in buona parte anche gli amatori, in alcune gare che hanno preparato in modo minuzioso e che rivestono un’importanza eccezionale, risentono o possono risentire di uno stato  particolare in grado di vanificare o fortemente condizionare il loro risultato: è la cosiddetta “ansia da prestazione”. Può diventare uno stato patologico simile per certi versi all’attacco di panico, foriero della classica e sempre più diffusa depressione, con implicazioni e complicazioni che qui non vogliamo né sappiamo approfondire, per evidenti ragioni “deontologiche”, essendo un sito quasi interamente dedicato a podisti amatori e comunque improntato soprattutto ad uno stile, si spera, di simpatica amicizia. Tuttavia, anche nell’ambito amatoriale, ci sembra di scorgere un preoccupante aumento dell’ansia da prestazione, vuoi per gli approcci alle gare che derivano quasi sempre da preparazioni molto, forse troppo accurate e vuoi anche per una sorta di spirito di emulazione verso i campioni di portata nazionale e internazionale, quelle rare volte in verità che sono visibili attraverso i social o le trasmissioni televisive.

Probabilmente, l’aumento dell’ansia da prestazione in numerosi podisti amatoriali, è una diretta conseguenza del moltiplicarsi delle gare domenicali. I frequentissimi raffronti dovuti alle classifiche pubblicate quasi in tempo reale, comporta “un’esposizione” come mai in passato si era registrata. Fino a pochi anni or sono, infatti, era difficile reperire le classifiche delle gare effettuate, ed era quasi impossibile un raffronto “certificato e reso pubblico” con gli avversari. L’agonismo, sano e competitivo, restava quasi sempre nel ristretto ambito della gara stessa e nei conciliabili fra gli “attori”, simpatici e scherzosi, nell’immediatezza del dopo gara. E tutto veniva rinviato alla gara successiva, che magari comportava qualche mesetto di distacco dalla tensione che indubbiamente una competizione comporta. Si aveva il tempo cioè di metabolizzare lo stress, di scaricarlo. E’ un po’ lo stesso meccanismo che ha determinato nell’uomo moderno l’aumento consistente di casi patologici legato allo stress del vivere moderno, perché si moltiplicano gli episodi, giorno per giorno, di accumulare le tensioni, fino ad arrivare al punto di saturazione, a quel punto in cui il meccanismo psicofisico si blocca.

Cosa deve fare dunque il podista per non essere eventualmente preda dell’ansia da prestazione? Ha due possibili strade da seguire. La prima, è quella di praticare la corsa a piedi con uno spirito assolutamente goliardico, cioè per puro e semplice divertimento, senza l’assillo del tempo, della gara, del ritmo da tenere, eccetera eccetera. Difficilmente, chi corre con questo spirito, sarà vittima delle tensioni che si accumulano durante la sua attività sportiva. Tutt’al più, potrà avvertire un qualcosa alla partenza di una gara…, ma ci sta…, si chiama “adrenalina”. La seconda, è fare tesoro… dell’esperienza… E’ inutile combattere con l’ansia da prestazione, se il podista corre sempre con molto impegno, sia in allenamento che in gara, sia quando corre che quando non lo fa’…, nel senso quando mangia, quando dorme, quando lavora, eccetera eccetera, quando cioè la sua mente è sempre “presa e compresa” dalla corsa. Tanto vale rassegnarsi e aspettare che il tempo lo faccia abituare alla tensione della gara. Facciamo un esempio. Durante le sue prime vigilie delle gare, egli non dormirà placidamente, perché la tensione che il giorno dopo dovrà gareggiare non lo farà dormire; è sicuro, è provato. Però, con l’andar del tempo, con il succedersi continuo delle gare, questo stato patologico che lo fa’ stare male tenderà inevitabilmente a scemare di intensità; e anche questo è sicuro, è provato. Bisogna solo aspettare che il tempo faccia il suo corso. Di “ansia da prestazione”, in fondo, non è mai morto nessuno….

 

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