Ogni scarpa diventa scarpone

“Ogni scarpa diventa scarpone”, recita un vecchio adagio e, come per qualsiasi detto popolare, è una cosa vera, nel senso che tutti, prima di buttarle, troviamo comodo usare in casa le nostre vecchie calzature, comodo e perfino rilassante. Però, per un podista, non funziona così… Quando cioè le scarpe evidenziano dei chiari sintomi di logoramento, si devono mettere da parte, altro che tramutarle in “oggetto di conforto domestico”…, pena qualche serio infortunio. Ma ecco il punto, anzi, i punti: quali sono i segnali di logoramento di una scarpa podistica?

Intanto, chiariamo subito un’annosa questione che si trascina da sempre: dopo quanti chilometri percorsi va’ messa da parte una scarpa? Le case produttrici, siatene certi, indicano il limite massimo di 500 km, oltre il quale è meglio liberarsi di calzature logore che potrebbero procurare infortuni vari. Ma se il podista mantiene il suo peso entro la norma, se corre mantenendo una postura accettabile, se dedica alla pulizie delle scarpe la giusta attenzione e se le utilizza a seconda del tipo dei tracciati che deve percorrere, ebbene, può spingersi tranquillamente fin verso i 1000, di km…

Passiamo ai sintomi più evidenti. La parte più esposta di una scarpa è sicuramente la suola. Su di essa grava tutto il peso dell’appoggio del podista, per cui il suo consumo è sintomatico e relativo dell’atleta specifico. Se ad esempio è un pronatore, la parte interna della suola tenderà a consumarsi di più rispetto a quella della pianta. E il podista interessato farà bene a controllare la scarpa dal di sotto (tutti i podisti hanno la tendenza a guardare le proprie scarpe… dall’alto…, per ammirarne i colori e il design, per crogiolarsi della loro estetica bellezza…). E, a proposito, anche la tomaia, il rivestimento esterno della scarpa, bello e colorato, che affascina e cattura…, ci è utile nell’individuare i punti d’invecchiamento della scarpa. Uno di questi, è sicuramente la lacerazione nella punta all’altezza dell’alluce. Le case produttrici si guardano bene dall’apporre una protezione in quella parte della tomaia (come anticamente facevano), perché sanno benissimo che è una delle parti maggiormente suscettibile di logoramento. Ma anche i lati della tomaia che rivestono la parte della scarpa dove alloggiano le dita dei piedi, quella parte in cui la scarpa si piega nell’atto della rullata, tende a consumarsi a causa dei continui piegamenti che la corsa comporta. Ed infine, è tutta la struttura della scarpa stessa a risentire dei km percorsi, in quanto a stabilità. Una prova? Mettete le scarpe su di un piano e osservatele dalla parte della conchiglia: se esse sono perfettamente in linea, nulla osta…; ma se sono, anche leggermente, inclinate, allora è meglio pensare seriamente alla loro sostituzione.

Detto in altri termini e, giusto  per fare una battuta che si spera essere spiritosa, nel podismo non esistono scarponi….

 

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