La longevità podistica

Ultimamente, alcuni podisti anziani, ma tuttora dal punto di vista cronometrico assai validi, fanno discutere circa la cosiddetta “longevità podistica”, se sia caratteristica esclusiva di alcuni atleti, o se sia invece perseguibile scientificamente; o meglio, se certi risultati possano essere conseguiti indipendentemente da una trasmissione genetica particolare, o meno. Vorremmo anche noi… dire la nostra, anche perché l’argomento viene sovente riproposto non appena si affaccia alla ribalta podistica regionale qualche notevole atleta ascrivibile agli “anta”. Ovviamente, senza avere la pretesa di chiudere il discorso in via definitiva, ma solo per cercare di dare il nostro contributo, in base alle acquisizioni “sul campo” in più di trent’anni di pratica podistica.

Innanzitutto, è bene ricordare che l’allenamento, punto cardine di ogni podista, può far migliorare di molto il rendimento dell’atleta, ma certo non può determinarne in assoluto il valore tecnico. Se ad esempio si possiede un’utilitaria, e la si mantiene bene, anzi benissimo, comunque non si potrà pensare di farla gareggiare con una fuoriserie… Ciò significa che la trasmissione genetica che si eredita familiarmente conta moltissimo, ai fini delle prestazioni che poi si andranno a realizzare. Quindi, i podisti anziani che ancora “mietono vittime”, anche tra i giovani, sicuramente hanno ricevuto da madre natura un dono meraviglioso, consistente in un apparato genetico di rilievo; al quale però essi hanno saputo collegare uno stile di vita, non solo sportivo, in grado di valorizzarlo.

Un altro aspetto sul quale spesso si discute è “l’anagrafe del podista”. Ci sono podisti anziani che corrono da una vita, che sembrano non abbiano fatto altro durante la loro esistenza…, ed altri che corrono relativamente da pochi anni. Ebbene, per questi ultimi non valgono ovviamente gli stessi presupposti dei primi; troppo differenti i loro “curriculum”, troppo diverse le loro esperienze. In effetti, gran parte del valore di un podista dipende proprio dall’esperienza  che egli matura sul campo, soprattutto agli inevitabili infortuni che gli posso e per certi aspetti gli devono capitare; perché è impensabile che un podista corra tanto, e tanto velocemente, e non gli capitino degli infortuni… Quindi, l’anagrafe podistica conta… e conta tanto…

Poi, c’è da considerare un altro aspetto molto importante, ai fini del rendimento di un podista, la sua applicazione “mentale”; nel senso che finora abbiamo accennato agli aspetti propriamente fisici, senza considerare quelli mentali. Eppure, come si dice in gergo, “si corre con la testa”, vale a dire che molto del rendimento sportivo che si ottiene, deriva dall’applicazione della volontà che si mette nell’esercizio, nella grinta che si manifesta, soprattutto nelle varie gare in cui si partecipa. Ci piace fare l’esempio di Pietro Mennea, il quale aveva una struttura fisica certamente di prim’ordine, ma che se non avesse avuta tutta quella sua determinazione, volontà, grinta, chiamiamola come vogliamo, non avrebbe raggiunto quei formidabili risultati.

In conclusione, dopo questa rapida osservazione, cosa possiamo dire? Forse, a fondo della questione c’è quell’atavica esigenza di trovare, in tutte le cose della nostra vita, “l’elisir di lunga vita”, o “la pietra filosofale”, l’elemento cioè imperscrutabile e misterioso in grado di risolvere ogni nostra aspettativa, di elevarci con la nostra intelligenza al di là delle miserie materiali a cui dobbiamo sottostare… In realtà la vita, anche quella podistica, è così semplice… Basta correre… e si è subito felici…!

 

 

 

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