Quando nel podismo i conti non tornano

Senza voler far polemica, suscitare acredine e, soprattutto, senza voler prendere di mira qualcuno o qualcosa in generale, vorrei fare una piccolissima e forse inutile considerazione “matematica” applicata al podismo…

Sto pensando a chi si occupa di podismo e ci guadagna, più o meno, dei soldi, trovando in questa attività la ragione del suo interessamento al podismo: sponsor, organizzatori di gare, fornitori, eccetera. Tali personaggi non rientrano nella mia massima considerazione, magari per un “difetto congenito”, che mi induce in sospetto ogni qual volta mi trovo di fronte ad alcune situazioni…

Forse, è l’inevitabile conclusione di una società organizzata sui modelli consumistici. Pur di rendere un avvenimento ben riuscito sia sotto l’aspetto organizzativo e partecipativo, occorre muovere un indotto ben strutturato, fatto di ruoli e di persone, mosse dal comune interesse di fornire adeguati e moderni mezzi ai podisti. Niente da obiettare. Però, mi resta l’amaro in bocca che certe simili mastodontiche manifestazioni in realtà non generano un aumento qualitativo dello sport quanto un incremento degli affari economici legati al fenomeno, non distinguendolo da un qualsiasi prodotto di spettacolo. Come dire che un avvenimento sportivo bene organizzato, modernamente inteso, poi finisce col non distinguersi, ad esempio, da un concerto rock tenuto in uno stadio.

A chi invece si occupa dei ragazzi (dagli esordienti agli Allievi) non guadagnando soldi, anzi, perdendone, considerando che deve impegnare, oltreché soldi propri, anche del tempo (sottraendolo magari alla famiglia), delle energie (che potrebbe recuperare stendendosi sul classico divano, oppure allenandosi), riservo una notevole dose del mio più grato apprezzamento… Essi si differenziano dagli altri, perché non cercano o ricercano visibilità, anzi, spesso operano nel “chiuso” delle loro precarie strutture, senza indulgere in compiacimenti pubblici, ne a richiederli. Essi non sono come gli altri, propugnatori della domanda e dell’offerta, del dare se non si è sicuri dell’avere, del ritorno economico, in linea perfetta con le regole del mercato commerciale.

In conclusione, i primi hanno un loro indubitabile guadagno; altrimenti smetterebbero la loro attività, magari riservando sforzi e attenzioni verso qualcos’altro. E molto probabilmente, questo loro modo di fare, li rende tristi e insoddisfatti; sempre a rincorrere soddisfazioni economiche destinate ben presto a sfumare, perché frutto di contingenze episodiche e particolari, che non lasciano segni tangibili nelle coscienze… I secondi, invece, subiscono dalla loro passione solamente delle perdite, in modo chiaro e lampante, vorrei dire irreversibile. Eppure, ho il fondato sospetto, a giudicare dai loro sorrisi, che guadagnano comunque molto, anche se i loro conti sono in rosso…Evidentemente, il risultato del loro lavoro è un guadagno, morale e umano, che non è deteriorabile dalle regole del tempo, non soggetto com’è alle leggi del mercato del profitto. Ecco perché… i conti non tornano…!

 

 

 

                                                                                                              

 

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