Controllare il passo

Con l’esperienza, intesa come allenamenti continui e partecipazioni a gare, il podista apprende il controllo del passo, che è uno dei cardini fondamentali per chi voglia intraprendere e continuare per il meglio la “carriera” del runner. Perché non è affatto vero che basta indossare un paio di scarpette e via, si può girare il mondo intero, come diceva quella nota canzone. Al podista principiante si offrono due possibilità: muoversi o correre. Nel primo caso, egli è meritevole comunque di apprezzamenti lusinghieri circa il suo modello di vita, che sarà salubre e gli procurerà un aumento vertiginoso del piacere di vivere. Nel secondo caso, a tutto questo, si aggiungerà la necessarietà dell’apprendimento del gesto, per una migliore efficacia del suo ritmo di corsa ai fini magari di qualche soddisfazione “cronometrica”. E qui entra in ballo la capacità di “controllare il passo”, che non è quel tipico comando militare relativo alla marcia (che per altro significa fermarsi…), quanto quella abilità di sapere correre al ritmo desiderato o quello più consono al momento.

In un certo senso, è un po’ come quando si studia prima di sostenere un esame. Prima, agli inizi della sua avventura podistica, lo “studente” deve “leggere l’intero libro della corsa”, cioè correre su tutti i tipi di tracciato, tutti i tipi di gare, allenarsi agli svariati ritmi di corsa, capire la differenza della gara corta o lunga, l’alimentazione, l’abbigliamento, deve “tastare e testare” la sua capacità di sofferenza, eccetera. Insomma, deve formarsi tutto un bagaglio di esperienza; ma soprattutto deve imparare a controllare il ritmo. Altrimenti…, sempre in riferimento al caso proposto, cioè di un podista che voglia correre per raggiungere alcuni obiettivi cronometrici, non va’ da nessuna parte. Attenzione, però, a costui non diciamo di correre e guardare continuamente il cronometro, perché ne risentirebbe il suo stesso stile di corsa e quindi la scioltezza del gesto, con la spiacevole conseguenza di leggere sul display qualcosa di… sgradevole. Anzi, a questo punto, giriamo molto volentieri alcuni suggerimenti che pensiamo possano avere una certa utilità.

E’ assolutamente necessario controllare il passo negli allenamenti impegnati, quelli di corsa media, di ripetute, di progressione di velocità, di fartlek, eccetera, cercando di “entrare nel dettaglio”. Ad esempio, nel caso delle ripetute, oltre a controllare il tempo impiegato nella prova, si deve in special modo aver cura del tempo impiegato nel recupero; non è tanto la velocità impiegata nella prova a costituire la bontà dell’esercizio, quanto il tempo effettivo di recupero impiegato per sostenerla. Nel caso invece, poniamo, di corsa media, è opportuno controllare sì, ma non troppo…, nel senso che ogni km va’ bene, non ogni 100 metri… D’altronde, il podista anche inesperto capirà che una cosa è controllare il suo ritmo ogni 100 metri, altra è quella riferita ai 1000 metri… Cioè, è nella distanza allungata che si evince la capacità. Stiamo ovviamente parlando di podisti che di solito gareggiano in distanze lunghe, a volte molto lunghe. Anzi, a proposito, il controllo del passo da tenere in gara dipende anche dalla lunghezze della stessa. In una gara di 10 km, si può guardare il cronometro ad ogni km; ma non sarà così in una Mezza, quando sarà meglio controllare ogni 3 km (ottimo il riferimento 3×7=21…); figurarsi in una Maratona poi, dove sarà meglio controllare ogni 5 km, pena… la pazzia…

Vale cioè, per il cronometro, quello che vale per il televisore, o per qualsiasi elettrodomestico: il mezzo tecnologico e scientifico è ottimo e ci aiuta nella nostra vita di tutti i giorni. Ma non si deve fare un abuso, o un uso indiscriminato. Se resto davanti alla TV, o al telefonino, per quasi tutta la giornata, non è una cosa buona. Allora, controlliamo il nostro passo, però… senza esagerazioni!

                                                                                                                

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