Respirare bene per correre bene

Esistono podisti che, pur correndo da svariati anni, maturano la convinzione di rappresentare un caso particolare, di essere in un qualche modo un’eccezione nell’ambito della indubitabile certezza che ogni singolo podista risponda a canoni pressoché soggettivi e che in ciò si debba ricercare la loro univocità e la loro giustificazione circa il modo di correre. E così si continua a correre in un certo modo, anche per dei lustri, fino a quando ci si confida con un amico podista e si apre uno squarcio d’interesse sulla faccenda che apre per così dire nuovi orizzonti. D’altronde si sa, una delle tante cose belle del correre insieme è proprio questa: ci si aiuta a vicenda.

Prendiamo il caso di chi corre con la bocca aperta… Non stupisca più di tanto l’esempio, perché sono molti i podisti che corrono così (anche se non sembra) e sono tanti i… “sensi di colpa” (anche se non è il caso). Ma cosa significa respirare correttamente? Significa inspirare attraverso il naso e spingere l’aria attraverso la bocca (l’atto dell’espirare) verso l’addome, mediante l’uso del diaframma. Quando un podista corre ad una intensità aerobica, cioè con uno sforzo che sopporta facilmente, l’organismo riesce con facilità a respirare solo con il naso; quando però aumenta il ritmo, sfiorando anche per svariati minuti la sua soglia anaerobica, quella del massimo sforzo, lo stesso organismo richiede una maggiore quantità di aria, per cui avviene il fenomeno del “fiatone” durante il quale si necessita di una quantità d’aria molto superiore alla precedente… e la bocca, inevitabilmente e istintivamente, entra… in azione. Si è verificata la situazione di una richiesta di maggiore consumo di ossigeno e il corpo si “autoregola”. Questo non vuol dire affatto che si debba respirare con la bocca, vuol dire semplicemente che si è verificata la condizione che si è prodotto molto acido lattico e che l’organismo non è più in grado di smaltirlo. Com’è noto, l’accumulo di lattato nel sangue viene parzialmente neutralizzato dai bicarbonati con una reazione chimica che libera acqua e anidride carbonica, quest’ultima, CO2, è tossica per l’organismo e deve essere espulsa con il respiro, per cui… tutti mezzi sono leciti…, naso, bocca, qualsiasi cosa…

Non bisogna spaventarsi, dunque, né credere di essere un podista… fatto così, magari per un metabolismo del tutto soggettivo. Non bisogna però neanche credere a un qualche rimedio miracoloso, come ad esempio rinforzare i polmoni, per aumentare la capacità del respiro, perché i polmoni non sono muscoli… Anzi, a proposito di muscoli, il podista interessato, anzi, qualsiasi podista, farebbe meglio ad interessarsi molto al diaframma, che sì è un muscolo. Esso è posto nella zona dell’addome, sotto la cassa toracica. Per avere una visione “privata” di come funzioni il diaframma nell’atto della respirazione (inspirazione-espirazione), basta sdraiarsi supini con un libro sulla pancia: quando si inspira l’aria con il naso, la pancia si ritrae e quando si espira l’aria dalla bocca, invece, la pancia si gonfia, determinando un “saliscendi” del libro che è la pratica dimostrazione che la respirazione è corretta. Comunque, con una discreta abitudine a sollecitare il diaframma, mediante esercizi appositi, il podista può migliorare senza alcun dubbio il proprio assetto di corsa, rendendo il tronco più agile e bilanciato nel gesto della corsa.

Come si diceva, respirare bene per correre bene. Ogni cosa, nella corsa, richiede che si faccia bene.

                                                                                                               

 

 

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