Pronatori e supinatori di tutto il mondo, unitevi!

Dare del “pronatore” ad un podista, oppure del “supinatore”, non è un’offesa, è solo un modo di circoscrivere e di identificare il suo stile di corsa che, in verità, è quello maggiormente diffuso fra i praticanti; lo dicono le suole delle loro scarpe, che sono consumate in prevalenza di lato, nella parte interna in un caso, in quella esterna nell’altro. Ulteriormente, sempre alle scarpe, si potrebbe chiedere anche al presidio semi-rigido, che controlla il movimento proprio nell’attimo dell’appoggio, struttura destinata presto a cedere se non suffragata da materiale soddisfacente.

Ma ricapitoliamo un po’ la situazione. Nella pronazione, il piede continua a ruotare dopo l’impatto nel terreno, così che l’arco mediale è vicino al suolo (ed ecco perché le scarpe si consumano nel lato interno); nella supinazione, la rotazione dopo l’impatto sul terreno, è insufficiente (ed ecco perché le scarpe si consumano nel lato esterno). Appare evidente, oltreché scontato, che molto verte sulla rotazione del piede, cioè sulla sua capacità di rullata, che è il mezzo biomeccanico con cui il piede risponde all’impatto sul suolo con l’energia elastica della spinta in avanti. Nei pronatori, la rotazione avviene evidentemente verso l’interno nella fase di appoggio; nei supinatori, invece, la rullata, proprio perché l’appoggio si verifica sull’esterno del piede, in un certo senso mancando di una base di struttura fisiologica, tende a d essere molto limitata.

Quali sono le cause e, soprattutto, le conseguenze? Come spesso accade nel mondo del podismo, non si deve subito drammatizzare. Innanzitutto, pronatori e supinatori spesso si nasce, nel senso che è una caratteristica abbastanza comune fra i podisti, che non inibisce il piacere di correre e di raggiungere all’occorrenza anche risultati molto apprezzabili dal punto di vista cronometrico. Tuttavia, il sovrappeso, il ginocchio valgo, l’insufficienza agli abduttori dell’anca, il tipo di terreno, il ritmo che si imprime alla corsa, le caratteristiche della scarpa, sono questi i fattori che possono interferire, verso i quali è sempre meglio prendere qualche “iniziativa precauzionale”. Se non si fa’, cioè se non si cerca d’intervenire sulla causa evidenziata, si può andare incontro a problemi del tendine di Achille, al tendine rotuleo del ginocchio, alla periostite, all’arco plantare… Insomma, è meglio prevenire. Come? Con scarpe adatte, con plantari consigliati da specialisti, con esercizi di rinforzo della muscolatura del polpaccio… Noi podisti, ogni qual volta che pensiamo ai nostri piedi, dovremmo fare riferimento a quelli dei sedentari che, per svolgere la loro normale attività, li “impiegano” per non meno di 5.000 passi; mentre nel podismo i passi raggiungono cifre che fanno rabbrividire. Ragione per cui, sarebbe buona norma “trattarli” bene, come meritano.

A volte, si discute su quali siano le scarpe adatte per podisti pronatori o supinatori, e il pensiero “corre” subito alle A4, le “stabili”, oppure in subordine, alle A3, quelle ammortizzanti. Ma non è sempre così. La variegata tipologia dei podisti, le loro situazioni fisiologiche soggettive, rendono il discorso abbastanza aleatorio. Meglio procedere caso per caso; le soluzioni in serie, massificate, posso fuorviare. Spesso è anche lo stile di corsa che andrebbe migliorato, anche se, specialmente in podisti piuttosto in là con gli “anta”, la faccenda è abbastanza complicata. Quindi, al momento, la soluzione semplice e immediata, che va’ verso la risoluzione, o almeno il miglioramento del problema, è quella di fare con costanza esercizi di rinforzo della muscolatura del polpaccio.

 

                                                                                                          

 

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