I podisti sono tutti dopati!

Succede che la categoria di sportivi a più elevato tasso di infortuni, stando alle segnalazioni degli interessati, sia quella dei podisti e che, nonostante tutto, questi continuino imperterriti a correre. Come mai? E’ uno dei quesiti fondamentali che aleggiano nel variegato mondo del podismo, al quale vorremmo cercare di dare una qualche risposta, perché pensiamo di avere, come si suol dire, la soluzione in tasca (quella dei pantaloncini…, oppure della tuta…).

Cominciamo col fare un’analisi degli infortuni che possono, anzi, che “devono”, capitare alla persona che si metta in testa di praticare questo sport, che sia cioè per lei “scattata la classica molla”. E cominciamo dai piedi, strumento principe del gesto. Essendo i piedi l’inevitabile “posto” dove ricade, nell’atto dell’appoggio al suolo, tutto il peso del corpo, sono destinati a sopportare innanzitutto le tendiniti, al collo del piede, all’arco plantare, alle dita, eccetera, vale a dire a tutto il comparto. Sono anche facilmente pronosticabili borsiti e abrasioni varie, molto spesso veramente insopportabili, così come l’improvvisa colorazione viola delle unghie dei piedi, soprattutto di quelle degli alluci. Per quanto riguarda la arte ossea, abbiamo le svariate infiammazioni del calcagno e del tallone, che possono sfociare in spine calcaneari, in microfratture e in degenerazioni di natura artrosica (alluce valgo, ma non solo). Dopo il piede, passiamo alla gamba, in questa ipotetica risalita che ci porterà fino alla testa. La sindrome del tibiale sembra essere la patologia che incide in modo maggiore sui podisti, specialmente nei neofiti, dal cui insorgere sono letteralmente spaventati, tanto da pensare di dover subito smettere di correre, pensando di essere inadatti. Ma poi trovano subito un podista più esperto che li rincuora e li riassicura circa questo inconveniente che è abbastanza diffuso tra i runner e, soprattutto, facilmente risolvibile (a volte basta un semplice cambio di calzatura). Però, la gamba è fatta anche di muscoli… Ecco una nota assai dolente per la corsa: i muscoli sono quelli che trasformano l’energia in movimento, quindi, sono molto a rischio. Possono andare incontro a miositi, crampi, contratture, e via discorrendo, a causa di allenamenti intensi o a carenze di nutrienti (calcio, ferro, eccetera), per cui il sangue che li irrora può non… adempiere degnamente al suo compito. E nella gamba si trovano i muscoli del polpaccio e del soleo…, muscoli da non prendere… “sotto gamba”. Procediamo con la “risalita”. Arriviamo al ginocchio. Sul ginocchio dobbiamo veramente soffermarci un po’… Il ginocchio è il “meccanismo” con cui il nostro corpo mette in pratica il movimento. E quindi, chilometro dopo chilometro, anzi, chilometri dopo chilometri, è soggetto ad usura. La prima componente che ne risente, è il liquido sinoviale, che è un po’ come l’olio per il motore di un’automobile: si consuma. Ma anche la cartilagine, che è quella parte che custodisce e protegge i componenti del ginocchio, si fa’ in un certo qual modo rispettare… Per non parlare poi degli inconvenienti ai menischi, alla bandelletta ileo- tibile, alla rotula… Insomma, diciamo che dell’intero arto inferiore, è proprio il ginocchio che riserva ai podisti i problemi più comuni e fastidiosi. Ora, siamo arrivati alla coscia. Qui, le fasce muscolari sono perfino più evidenti: bicipiti femorali (anteriori e posteriori), adduttori… Valgono per esse le cose appena accennate per quelle della gamba, ma in un certo qual modo amplificate, essendo più grandi. Cioè, se non si affrontano degnamente, si “corrono” rischi maggiori per quanto attiene l’eventuale durata di terapia e convalescenza…, anche perché s’innervano sui muscoli del bacino e possono causare pubalgie varie e non essere esenti da fenomeni di sciatiche lombari e di infiammazioni agli ischio-crurali, tanto per fare qualche esempio. Risalendo su per il busto, non è che le cose migliorino, come qualcuno potrebbe pensare, avendo superato la fase critica rappresentata dagli arti inferiori coi quali, tutto sommato, si corre. Eh no, non si deve mai trascurare l’apparato cardiovascolare, responsabile di molte patologie che inibiscono la corsa, o che comunque la limitano. Anzi, senza voler apparire come uccellacci di malaugurio, a volte sono proprio questi problemi a causare perfino dei decessi… Ma è tutto il restante, come dice il poeta, “dalla cintola in su”…, a non dover essere trascurato. Stiamo parlando, per restare in ambito  automobilistico, della carrozzeria… Infatti, l’automobile funziona bene non soltanto per il motore. Ecco che allora si devono rinforzare gli addominali, le braccia e i dorsali, per una corretta postura, ma soprattutto, per prevenire infortuni vari che potrebbero apparire al podista “distratto” come improvvisi, quando invece hanno una ragione ben precisa…

Insomma, torniamo alla perplessità iniziale: come mai, a fronte di tante difficoltà, i podisti corrono sempre e, per altro, col sorriso sulla labbra? Noi pensiamo che si droghino… Al pari dei tossici, essi ridono, sono allegri, attivi e non si stancano; corrono a tutte le ore e con qualsiasi condizione meteorologica; spesso s’infortunano, ma continuano a correre lo stesso, quasi sempre noncuranti del loro malanno. Sì, sono drogati…; con quale sostanza, non si sa, ma sono drogati: dev’essere una sostanza misteriosa… Comunque, nessuno ce lo toglie dalla testa: i podisti sono tutti dopati!                                                                                                              

   

 

Questa voce è stata pubblicata in Amici al bar. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento