Filippo Tortu è Filippo Tortu!

Nel mondo dello sport, da sempre, si sono fatti i paragoni, creati i dualismi e cercati gli eredi. Tanto per fare qualche esempio, nel calcio, negli anni 80 furono contrapposti Pelè e Maradona, su chi fosse stato il più grande calciatore di tutti i tempi (questione in gran parte ancora irrisolta), fra l’apollineo brasiliano e il dionisiaco argentino. In Italia, ancora oggi, quando si parla di grandi campioni, spicca il “dissidio” fra Coppi e Bartali, fra il rappresentante della classe pura e quello della grandissima tenacia. E sempre in Italia, per quanto riguarda l’atletica leggera, si è spesso discusso fra la differenza di stile di Berruti e di Mennea; l’uno, elegante e classico, oro alle olimpiadi di Roma, con record del mondo annesso; l’altro, dotato di un immenso spirito di sacrificio, capace nonostante tutto di conseguire l’oro olimpico a Mosca e anche lui capace poi di stabilire il record del mondo.

Ora che il giovanissimo Filippo Tortu ha strabiliato tutti, infrangendo la barriera dei 10” nei 100 m, cominciano a serpeggiare i raffronti. Perfino Berruti ha espresso il suo parere, riconoscendosi non poco in Filippo. A questo punto anche noi, chiedendo quasi scusa per l’ardire, vorremmo esprimere la nostra modesta convinzione al riguardo, pur sapendo perfettamente che possiamo solo muovere osservazioni affatto marginali, perché del tutto fuori dal concreto e attivo contesto ove maturano certe realtà.

Lo stile di Filippo Tortu ci appare senza dubbio lineare e corretto, come quello di Berruti, vien voglia di dire, anche se indubbiamente la figura del ragazzo lombardo è più massiccia e denota una più spiccata forza esplosiva rispetto a quella che poteva esprimere, forse perché specchio dei suoi tempi, l’allora ragazzo piemontese. D’altronde, Berruti lo ha già detto: oggi, con la nuove e più aggiornate metodiche di allenamento, Tortu non può che migliorarsi, visto che ha appena 20 anni e che attualmente gli sprinter possono durare benissimo fino a 30 anni. E poi, vorremmo aggiungere noi, ancora non sappiamo, nel senso che non lo sa nemmeno lui, quanto e cosa possa fare Filippo nei 200 metri…, gara nella quale la “bella e simpatica rivalità” fra Berruti e Mennea si è… praticata a livello di record del mondo!

Diamo tempo al tempo, dunque, verrebbe voglia di dire, alludendo al… tempo cronometrico…! Però, una cosa ugualmente la vorremmo dire, per chiudere il discorso. Quando in Italia, nel ciclismo, si cercava con affanno il nuovo Coppi, riuscendo a bruciare notevoli campioni che via via si affacciavano alla ribalta della cronaca sportiva (Nencini, Baldini, Balmamion, Zilioli, De Rosso, eccetera), capitò che al Tour de France, un giovanissimo Gimondi, nel 1965, trionfò, inaspettatamente e meritatamente. Quando nell’ultima tappa, a giro concluso e con la maglia gialla saldamente indossata, Gimondi fece ingresso allo stadio Parco dei Principi dove la corsa terminava, il compianto telecronista Adriano De Zan, ebbe a dire, con voce rotta dall’emozione:

“Gimondi è Gimondi!”

Ecco perché abbiamo intitolato, Filippo Tortu è Filippo Tortu!                                                                                                                

 

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