Il podista “così così”

Quando si fa’ riferimento a un podista generalmente inteso, si pensa a uno che corre a 4’ al km in una gara di 10. Sono innumerevoli gli esempi su libri, riviste e articoli di settore, che “ricorrono” a questo che si può a ragione definire un parametro fisso in ambito podistico. Per cui, viene lecito pensare che un podista in grado di correre a tale ritmo debba essere considerato il classico podista medio, quello che abbiamo intitolato “così così”, quello che il verso del poeta definisce “senza infamia e senza lode”. Ma è un errore, perché allora dovremmo basarci unicamente su di un dato esclusivamente cronometrico, senza tener conto, invece, degli aspetti anagrafici ed esistenziali che spesso sono più influenti della persona tanto da caratterizzarne le prestazioni podistiche.

D’altronde, se ci limitassimo per i nostri rilievi ad un podista in grado di correre una 10 km al ritmo di 4’ al km, ci troveremmo quasi sistematicamente di fronte a un runner capace di coprire grosso modo la distanza di una Mezza in 1h e 27’ (10” in più al km) e di una Maratona in 3h e 10’ (30” in più al km); ma dovremmo tener conto che la sua età difficilmente travalica la soglia dei 45 anni, giacché raramente le migliori prestazioni avvengono superata questa “soglia”, che corrisponde alla migliore fase atletica del soggetto. Anzi, è del tutto da escludere che un podista di 50 anni migliori i suoi riscontri cronometrici raggiunta questa, per usare un termine federale, categoria. Quindi, non ci resta che osservare, dal punto di vista personale, la parabola atletica del podista, cercando in una traiettoria anagrafica i segnali di un valore che possiamo definire medi, cioè più aderenti alla realtà che abbiamo definita “così così”, intendendo con ciò indicare un podista avente sufficienti qualità. Quali che siano poi queste qualità, è lo scopo dell’articolo.   

In genere, il podista “così così” ha dunque varcato la soglia dei 50 anni. Si allena quasi tutti i giorni, preferibilmente al mattino, perché “ha metabolizzato” un certo stile di vita che lo vede “utilizzare” al meglio tutti i momenti della sua giornata, quella meravigliosa sensazione di godere ogni istante della sua vita e che non gli fa’ perdere niente, a cominciare dall’aurora. Egli ha cominciato da poco a “realizzare” che certi tempi non li… “realizzerà” mai più e inizia a considerare l’opportunità di “abbassare l’asticella” e che concludere una gara di 10 km un 2, 3 minuti sopra il suo personale non è poi tanto male. Per quanto riguarda una Mezza, farà attenzione a non correrne più di un certo numero, diciamo 3, che resta comunque un bel… numero, considerando anche gli allenamenti specifici che bisogna pur fare, per una preparazione degna di questo nome (mentre un tempo, qualche annetto prima, mai si era soffermato su questa eventualità); per non parlare dell’aspettativa cronometrica: qui il discorso si fa’ perfino quasi doloroso, perché bisogna mettere in cantiere un bel gruzzolo di minuti, almeno 6 o 7, rispetto al personale di una volta. Non parliamo poi della Maratona… Al podista “così così” appare subito chiaro che ne correrà solo una all’anno: troppo faticosa prepararla. Se nella corsa la gioia che si prova è inferiore alla fatica…, allora è meglio non contravvenire allo scopo principale che si vuole conseguire con il podismo… La corsa deve essere sempre vista come quell’attività ludica, che porta soddisfazione e allegria, con se stessi e nello stare con gli altri. E il risultato cronometrico? Ebbene, quello diverrà un opzional, un semplice e trascurabile dettaglio, perché al punto in cui si è “arrivati”, l’importante è “arrivare” al traguardo (col sorriso sulle labbra!).

 

                                                                                                            

 

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