La follia dei podisti

Anche se la situazione è molto migliorata rispetto al passato, ci riferiamo agli inizi degli anni 80, tuttavia una grande fetta di popolazione sedentaria nutre ancora una sorta di invidia-antipatia per i podisti, ai quali non risparmia derisione e sarcasmo, arrivando di sovente perfino a tacciarli di follia. E il guaio è che… non hanno tutti i torti, come cercheremo di spiegare, simpaticamente speriamo, qui di seguito.

Ma voi avete mai considerato quello che facciamo? In dipendenza delle nostre situazioni personali, età, lavoro, famiglia, eccetera, usciamo a correre praticamente tutti i giorni, di mattina, di sera, di pomeriggio, col vento, col freddo, con la pioggia… Insomma, sempre e in qualsiasi condizione atmosferica (come recitano i volantini delle gare a cui partecipiamo). Ma vi sembra normale? Dite la verità, vi sembra normale che quando non lo possiamo fare, cioè quando non possiamo correre, diventiamo nervosi e letteralmente intrattabili, tanto da far allontanare da noi chiunque voglia interferire nel nostro agire e nei nostri pensieri? Caspita, e poi dicono che la pratica sportiva aiuta i rapporti familiari e sociali…! Storie, sono solo storie. L’individuo che si assoggetta a una qualsiasi forma di dipendenza, questo per noi è la corsa, non merita considerazione. Anzi, andrebbe internato, o messo con forza in una comunità di recupero…

Facciamo qualche esempio pratico, così, tanto per schiarirci le idee e per dirci le cose come stanno veramente. Primo caso, gli allenamenti. Detto che i podisti usciamo a correre anche con il tempo inclemente (a parte un nubifragio, è chiaro…), ma chi ce lo fa fare a sudare e a sbuffare, senza che nessuno ci paghi per questo; mentre se il lavoro da svolgere ci costringesse a sottostare a condizioni disumane, insorgeremmo…, anche in assenza di legale rappresentanza sindacale. Quindi, cosa ce lo fa fare, se non una ben radicata dose di follia? Altro esempio. Gareggiare e gareggiare, dove non importa, l’importante è che sia sempre. Il percorso è accidentato?, tanto da poter essere tranquillamente etichettato come impraticabile? E qual è il problema…; si fa’ di necessità virtù…, ci si arrangia, si mette a repentaglio qualsiasi parte del corpo (tanto la testa è già andata…), pur di superare qualsiasi tipo di ostacolo, pur di raggiungere al più presto l’agognato traguardo. Dobbiamo comprare un paio d scarpe? Pensiamo unicamente a quelle per la corsa: A2, A3, ammortizzanti, leggere, per gli allenamenti, per le gare, di quella marca, di quell’altra, e via discorrendo… D’improvviso, ci accorgiamo che quelle “civili” sono relegate in un angolo della scarpiera, senza che noi si avverta alcunché di fastidioso, anzi… E se pensiamo a quando in passato non volevamo spendere certe cifre e invece adesso, con queste della corsa…, riteniamo sia una cosa non necessaria, bensì indispensabile… E il bilancio familiare? Non è da folli far finta di niente e magari dirsi che abbiamo la possibilità di rifornirci da un amico che ci fa’ lo sconto? Insomma, noi siamo folli…

Ma la follia non è la cosa più bella e utile della vita? Scriveva Erasmo da Rotterdam nel suo libro capolavoro “Elogio della follia” (primo capitolo, “Parla la follia – La follia libera dagli affanni”):

“Qualsiasi cosa siano soliti dire di me i mortali, e infatti non sono così sciocca da non sapere quanto si parli male della follia anche da parte dei più folli, tuttavia sono io, io sola, ve lo posso garantire, che ho il dono di riuscire a rallegrare gli dei e gli uomini. Eccone la prova: non appena mi sono presentata a parlare dinnanzi a questa numerosa assemblea, tutti i volti si sono improvvisamente illuminati di una certa nuova e insolita letizia… E così quell’effetto che grandi oratori possono ottenere con lunghi e meditati discorsi, scacciare cioè i molesti affanni dell’animo, io l’ho ottenuto in un momento con la mia sola presenza.”

Sì, noi podisti siamo tutti pieni di follia, di quella follia che è il raggiungimento della vera saggezza e della piena libertà e predisposizione di essere in armonia con il mondo intero.

                                                                                                              

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Amici al bar. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento