La “doppietta” nel podismo

Anche il podismo ha il suo gergo, parole ed espressioni a suo uso esclusivo, così come ogni “settore linguistico” umano. E come noi non ci si debba confondere se in un posto di polizia durante un interrogatorio venga intimato ad un imputato di “cantare”, pensando che debba sul serio intonare una qualche canzone; oppure, sorprenderci se su di una barca sentiamo dire dal nocchiero di “cazzare” una certa vela, ritenendolo un improvviso feticista; allo stesso modo non dobbiamo meravigliarci se un podista sia solito allenarsi effettuando la “doppietta”: essa non è altro che il doppio allenamento giornaliero.

Viene subito da precisare, dovendo soffermarsi sulla doppietta nel podismo, che questo per certi aspetti particolare allenamento, è riservato a chi ha molto tempo a disposizione, atleti di livello nazionale che corrono per professione, o runner con un’attività lavorativa che lascia loro molto spazio durante la giornata. Ma dovendoci noi occupare essenzialmente di podisti amatori, che corrono quindi per passione, ma che non disdegnerebbero  di ottenere qualche miglioramento da una metodica di allenamento finora inesplorata, ci rivolgeremo a quanti ne fossero incuriositi, sia pure facendo in via preventiva qualche distinguo ulteriore.

Innanzitutto, per “doppietta” s’intende un allenamento mattutino e un altro pomeridiano; serale, pensiamo sia più difficile. Qualcuno potrebbe pensare che il “recupero”, tra un allenamento e l’altro,  essendo più diluito nel tempo, sia più efficace; ma non è così: l’organismo tenderebbe ad adattarsi troppo alla situazione di riposo. Meglio quindi riservarsi il pomeriggio, per una seduta magari più impegnativa. Infatti, mentre al mattino la corsa sarà essenzialmente di tipo aerobico, quella del pomeriggio stimolerà l’organismo in senso anaerobico. D’altronde, al mattino il corpo è sempre un po’ intorbidito e farlo stressare con un allenamento massimale, richiede sempre, in via preliminare, un ottimo riscaldamento; mentre al pomeriggio, in un certo qual modo, il corpo è già sveglio, ha già corso e tutto sommato richiede un riscaldamento relativo alle effettive condizioni fisiologiche.

Prendiamo il caso del classico podista che gareggia abitualmente di domenica in una 10 km. Nel caso voglia tentare d’inserire la “doppietta” nella sua preparazione, dovrà eliminare dalla seduta pomeridiana la sua costruzione aerobica, riservandola come si è detto al mattino e svolgere i suoi “lavori” almeno un paio di volte durante la settimana esclusivamente al pomeriggio. Se le due sedute impegnative, poniamo siano svolte il martedì e il giovedì, allora negli altri giorni la corsa sarà del tipo CLS, cioè corsa lenta sciolta. Ovviamente, al mattino, dovendo svolgere un allenamento aerobico, il ritmo di corsa sarà sempre di CL, cioè di corsa lenta. Facciamo qualche calcolo, nel classico riferimento di un podista che corra una 10 km in 40’, che abbia un ritmo veloce di 4’ al km. Al mattino, egli correrà a 5’ al km, mentre al pomeriggio, nell’ambito di una CLS, si attesterà intorno ai 4’ e 45” al km. Sempre facendo qualche calcolo, in linea generale, al mattino si correrà per 1h e 30’ circa; al pomeriggio 1h complessiva basterà.

Nel caso si voglia preparare una 21 km, si dovranno fare alcuni allenamenti lunghi. Ecco, in tal caso qualche seduta pomeridiana potrà essere sostituita da una più “corposa” seduta mattutina. Allo stesso modo, si dovrà procedere a maggior ragione con una maratona. Anzi, qualche lungo sarà meglio destinarlo al pomeriggio, magari al termine del lavoro, dove verosimilmente si è più liberi da impegni.

E’ chiaro, a questo punto, che la “doppietta” deve calarsi nella soggettività del singolo podista, tenendo presente le realtà specifiche e contingenti le quali, se rispettate e tenute nel giusto conto, potranno sortire gli effetti sperati. Però, è giusto dare all’appassionato podista che volesse cimentarsi, un ultimo avvertimento: non creda che la “doppietta” nel podismo sia paragonabile a quella del calcio: mentre nel calcio fare una doppietta significa fare un’impresa, nel podismo può significare aver commesso un’imprudenza.                                                                                                                 

 

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