Qualcosa a proposito del “povero” pettorale

Si assiste sempre più spesso a una moltitudine di partecipanti alle gare su strada, sia dal punto di vista degli iscritti che a quello degli abbigliamenti. La situazione, per così dire, è perfino in crescita, tanto che a volte si ha come l’impressione che qualche podista voglia un po’ distinguersi dalla massa, “abbigliandosi” in maniera leggermente insolita. A farne le spese, sovente, è un accessorio una volta assolutamente indispensabile, oggi quasi ridotto a semplice ornamento, perfino superfluo, a causa dei rilievi dei tempi cronometrici svolti con apparecchiature elettroniche. Ci riferiamo al “povero” pettorale, oggi caduto quasi in disuso, con atleti che lo pongono correttamente, riservandogli un’attenzione quasi sacra,  mentre molti altri lo fissano alla maglietta quasi con sussiego, certamente con un poco di fastidio.

Ma il pettorale trova spazio perfino nei regolamenti federali…, e non potrebbe essere altrimenti, visto che la sua ragion d’essere era, ed è, la riconoscibilità dell’atleta da parte dei giudici di gara… Vogliamo leggere qualcosa al riguardo? Sì, però prima una premessa, banale eppure necessaria. Il pettorale si chiama così, perché va’ posto sul “petto”. Qualche amico, invece, lo mette sulla pancia…, ma allora si dovrebbe chiamare “panciorale”… Detto questo, leggiamo (da Fidal):

I pettorali devono essere indossati come sono conformati, e non possono essere tagliati, piegati o nascosti in alcun modo.

La pretesa di taluno di ridurne le dimensioni o cancellare gli eventuali sponsor deve essere sanzionata, prima con il richiamo finalizzato al ripristino del pettorale nelle condizioni iniziali e in caso di rifiuto con la squalifica.

Trattandosi di pettorali essi debbono essere sistemati sul petto, con esclusione di ogni altra collocazione. L’abitudine di posizionarli in posizione ventrale o addirittura inguinale deve essere immediatamente sanzionata con il richiamo e, se reiterata o prolungata, darà luogo alla squalifica.

Una particolare attenzione deve essere riservata all’obbligo d’indossare, in ogni manifestazione, la maglia sociale, così come stabilito dall’art. 9.8 delle “Norme per l’Organizzazione delle Manifestazioni 2014”.

Altre cose andrebbero dette e commentate, a proposito del “povero” pettorale…, però pensiamo che queste accennate possano servire a sollevare un tantinello la faccenda sulla sua “collocazione selvaggia”, ormai uscita fuori da ogni controllo; e non ci riferiamo sicuramente a quelli della Fidal, “impegnatissima” (doping, ad esempio) su ben altri fronti.

Qualche podista potrebbe addurre la scusante che gli spilli possano a lungo andare (visto che si gareggia spesso) causare danni al tessuto della maglietta. Non siamo di questo parere. Potrebbe essere vero, nel caso di una maglia a rete, come lo sono specialmente quelle prettamente estive; ma in realtà, nella maggioranza dei casi, i tessuti usati per le maglie dei runner sono di fibra molto speciale e ricercata, tanto che il problema si supera abbastanza facilmente.

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