Nemesi e preparazione invernale

Vediamo molti podisti che in primavera inoltrata gareggiano a tutta forza, con una frequenza alle gare che assume i caratteri dell’eccezionalità. E non sappiamo se rallegrarcene, se fare loro i doverosi e sinceri complimenti del caso; perché qualche volta li vediamo perplessi nel constatare che i tempi conseguiti non li soddisfano appieno. Cosa determina in costoro lo sconcerto, noi pensiamo di saperlo: è la mancanza della “preparazione invernale”.                                                                                                               

I tempi cambiano, ce ne rendiamo conto, e bisogna in un qualche modo adeguarsi, per non restare completamente esclusi dal contesto in cui viviamo. Tuttavia, ogni tanto, è meglio ricordare quelli che sono i corretti canoni del podismo, per non incorrere nella problematica di cui sopra. Senza scherzare, si deve fare riferimento alla natura…, cosa che d’altronde i podisti fanno di sovente. Durante l’inverno, sembra che tutto dorma, che la natura non abbia più energia vivente. Invece, avviene che la natura riposa e, nel frattempo, si ricarica. Per restare in ambito naturale, si può anche fare l’esempio del campo del contadino lasciato qualche volta a maggese: lo sfruttamento intensivo della risorsa agricola ne determina l’avvizzimento.

Al podista moderno, avviene la stessa cosa: a furia di gareggiare tutte le domeniche e in tutte le stagioni dell’anno, si appiattiscono i risultati in una sfera di mediocre qualità. Naturalmente, qui si fa’ riferimento al podista amatoriale in senso lato. Va da se che l’atleta di livello nazionale segue un programma ben differenziato e ben programmato, con un periodo di preparazione ed un altro più spiccatamente agonistico (almeno si spera…).

Vogliamo ripetere cosa succedeva al podista abituale qualche decennio fa? Egli era abituato a non gareggiare sempre, specialmente durante l‘inverno. Il fenomeno podistico non era tanto diffuso e forse nemmeno tanto appetito a figure commerciali come gli sponsor, per esempio. Le gare si organizzavano soprattutto nel periodo primaverile (con l’avvento della nuova stagione) ed estivo (le gare balneari collegate alle sagre paesane). Così, durante l’inverno, il podista aveva modo di prepararsi la sua bella capacità aerobica (resistenza con i lunghi e potenza con i cross), nonché di procurarsi una più che accettabile preparazione muscolo-scheletrica, magari frequentando una palestra. Tutto questo era, in estrema sintesi, “la preparazione invernale”.

Ora, che avviene? Il fenomeno podistico si è allargato a dismisura e fra le tante cose belle e positive, tuttavia, ne cela qualcuna disdicevole, proprio sotto l’aspetto meramente tecnico. Mancando il tempo e l’occasione di effettuare una sia pur minima preparazione invernale, ci si trascina alla partecipazione delle gare con un rassegnato ritmo di corsa, oltre il quale non si può materialmente andare, anzi con il probabile rischio di procurarsi un qualche infortunio invalidante. Questa è la mimesi…, che a Napoli si dice… “ ‘a maronna s’è vist’… “ Senza voler essere uccellacci del malaugurio, diventa una cosa molto probabile che, in mancanza di una preparazione invernale, cioè di un potenziamento delle proprie strutture fisiche, l’organismo si trovi di fronte a un bivio: o rassegnarsi ad un certo ritmo (nella migliore delle ipotesi), precludendosi però qualsiasi castello in aria, oppure prepararsi ad un qualche infortunio (nella peggiore delle ipotesi), senza ritenersi oggetto della malasorte…

Esiste qualche rimedio? Può in un certo senso ovviare il podista a questa situazione? Certo, tutto è possibile. Egli dovrà, limitatamente ai mesi invernali, partecipare a poche gare (meglio se cross), iscriversi temporaneamente a una palestra (un 3 volte a settimana) e di domenica dedicarsi a qualche bel lungo (e spensierato) collinare.

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