Quando nei podisti riaffiora la speranza

I podisti siamo tutti delle brave persone e sappiamo di esserlo. Corriamo col sorriso sulle labbra, anche se il sudore e la fatica si notano sul volto, perché abbiamo capito che la vita si affronta meglio con i valori del sacrificio e dell’altruismo, con la capacità di essere pazienti ed operosi, senza indugiare in invidie ed egoismi che non portano da nessuna parte, se non alla rarefazione dei rapporti umani e alla dissoluzione della società.

Però, noi podisti non siamo degli illusi, conosciamo bene le realtà del nostro mondo, le difficoltà in cui siamo costretti, giorno dopo giorno, a misurarci. Siamo ben consapevoli che il mondo è tutto inquinato, nell’ambiente, nei contatti umani, nell’economia, nella politica… Tanto che a volte, per così dire, ci rifugiamo nel podismo, vera e propria isola felice della nostra esistenza, luogo e tempo della nostra giornata in cui viviamo finalmente in allegria, serbando nel cuore la speranza che le cose possano migliorare in avvenire. Pur sapendo, come diceva Monicelli, che la speranza è un inganno della mente, un’inutile consolazione del momento presente che ci consente di sopportare l’esistenza, noi podisti siamo sempre pronti ad accendere il lumicino della speranza appena ne intravediamo qualche flebile bagliore. Vediamo questa foto…

Dei bambini sono impegnati in un finale di una gara podistica. Guardate i loro volti come sono seri, impegnati nello sforzo per superare non il nemico, ma l’avversario, facendo solo leva sulle proprie capacità, che sicuramente avranno allenato e preparato nei giorni precedenti la gara. Quindi, questi bambini hanno degli adulti che li seguono, delle persone di questo mondo, che totalmente incivile non è… Esiste dunque qualcuno, oltre noi, che crede e che spera in un futuro migliore… Qualcuno potrebbe obiettare che questi adulti sono i loro genitori, o al limite dei podisti che per una volta non corrono e si dedicano ai ragazzi. Sì, in parte è vero. Ma bisogna sempre considerare quello che comunemente è chiamato “indotto”. Chi ha fornito loro i pettorali, gli spilli, lo striscione e il resto per l’allestimento? Chi ha chiesto e ottenuto i permessi dalle autorità cittadine per l’utilizzo della strada? E chi ha sollecitato la presenza dei numerosi, molto incuriositi e interessati, spettatori? Insomma, sono queste le immagini che ci aprono il cuore alla speranza, perché i volti dei ragazzi impegnati nella corsa ci dicono che mai dimenticheranno questa esperienza, mai; è che questa, più che una speranza, è una certezza.                                                                                                             

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Amici al bar. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento