Il “picco di forma”

Un amico podista ci diceva tempo fa di una sua gara “tosta” chiusa in un ottimo tempo: “Sì, io però stavo bene, in quel periodo…” Cosa significasse veramente questo suo giudizio, lo capimmo benissimo, così come ogni podista abituale lo avrebbe perfettamente compreso; significa che a volte ci si trova al massimo della propria condizione psico-fisica la quale, per usare un’espressione generale e tecnica allo stesso tempo, si chiama “picco di forma”.

Naturalmente, il picco di forma varia da podista a podista; una cosa è quel che riguarda il podista professionista, altra cosa è invece ciò che concerne il semplice amatore, sia pure di livello. Per il primo, bisogna considerare il periodo agonistico e cercare di farlo coincidere il più possibile con il picco di forma, per un paio di settimane. Per il secondo, visto che si gareggia quasi tutte le domeniche, è pertanto richiesta una programmazione diversa, in quanto il discorso si allarga a più settimane, magari privilegiando qualche mese in cui si ha l’intenzione di partecipare ad una gara in particolare, magari ad una maratona. Concentriamoci dunque sull’amatore, per quanto attiene il picco di forma e limitiamoci a dare, come nostro solito, qualche piccolo suggerimento.

Per saperne di più sul “picco di forma” è forse opportuno soffermarsi un attimo sulla “forma”. Essa è la condizione generale che permette all’atleta di esprimersi al massimo delle sue possibilità, sia dal punto di vista genetico, che da quello tecnico (gli allenamenti sostenuti) e psicologico (la motivazione e la concentrazione, cioè il “restare” sull’avvenimento agonistico da affrontare). Tale condizione, in altre espressioni è conosciuta come “stato di grazia”, in cui sembra che allo sportivo nulla possa essere precluso e che si possano perfino raggiungere gli obiettivi programmati con apparente facilità. Però, questa meravigliosa condizione, frutto magari di lunghi mesi di “lavori” specifici, di rinunce, di sacrifici, non può durare in eterno…, altrimenti non esisterebbe la necessità di chiamarla… “picco”… Se esiste un “picco”, un vertice alto, vuol dire che si è raggiunto il livello massimo oltre il quale non si può (e non si deve) andare. Gli esperti del settore, soprattutto medici e preparatori atletici, stimano la durata del “picco di forma”, più o meno, in un mese.

Ora, a fronte di questa situazione, il podista amatore che gareggia quasi settimanalmente, dovrà uniformare la sua programmazione annuale, concentrandosi su qualche gara in particolare; oppure, cosa comunque meritevole oltreché impegnativa, dovrà rassegnarsi (ed allenarsi) per avere una condizione generale di tipo medio che possa soddisfare la sua voglia di cimentarsi allegramente in molte competizioni, senza curarsi troppo degli obiettivi cronometrici.

Ma se lo scopo delle sue sedute è quello di raggiungere un “picco di forma”, sappia organizzarsi e, in definitiva, conoscersi. Calcolando bene le proprie caratteristiche, si alleni in un certo modo, affinché possa arrivare alla data desiderata, meglio, nel periodo desiderato, sapendo di dovere attendersi il meglio in un arco di tempo che difficilmente supera il mese. Lo schema da seguire, per qualsiasi gara, è sempre il solito, e cioè dividere la preparazione in 3 fasi: 1- Costruzione (base aerobica, per la resistenza); 2- Potenziamento (allenamenti anaerobici); 3- Rifinitura (test).

Allora, buon “picco di forma” a tutti!

                                                                                                                 

 

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