Podismo e riappropriazione del territorio

Il podista è un “animale politico strano”: quando si allena nel suo territorio, dimentica tutte le situazioni economiche, sociali e culturali. E forse non potrebbe fare altrimenti, poiché il suo voler correre nella sua città, o nei dintorni di essa, trae proprio origine dal voler superare le difficoltà, sue e altrui, del vivere in certi luoghi: il correre come una liberazione, un anelito al cambiamento, una speranza di rinascita, un rimarcare un’identità personale e culturale ben distinta e definita…

Prendiamo il caso del Vesuvio… C’era una volta il vulcano più celebre del mondo, per la sua storia e non solo, e… c’è ancora… Sulle sue pendici, tra le altre cose, si “affannano” podisti e iniziative, per rendere sempre attuale la sua preziosa presenza. Così, quasi di “pari passo”, vengono portate sul Vesuvio delle sculture che ne raffigurano l’importanza nella Storia e nel paesaggio; e ne attestano anche lo scenario ideale della rappresentazione artistica che solo l’amore e l’intelligenza dell’uomo regala al proprio territorio quale tributo di affetto e di appartenenza; e numerosi podisti si inebriano di questa significativa Bellezza che si staglia sul panorama del golfo di Napoli (scusate se è poco…), correndoci sopra e traendoci insospettabili energie che moltiplicano la loro gioia di vivere in questo modo il loro contesto esistenziale.

C’ra una volta…, e adesso che c’è? C’è l’abbandono, c’è il degrado, c’è l’incuria… E i poveri podisti sono indotti a correre… per altre salite, per altri sentieri, pur di non avvilirsi nel vedere un simile sconcio, un simile affronto a quello che è un vero patrimonio dell’umanità.

Probabilmente, la situazione sul Vesuvio rappresenta quello che sta avvenendo nella nostra cultura, nella nostra società e nella nostra economia: un decadimento verticale di tutte le energie positive, che comporta una colpevole noncuranza  di ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato; una rassegnazione morale derivante dal disfacimento generale che genera un “si salvi chi può” che sa tanto di fallimento generazionale.               

 Stando così la situazione, cosa si potrebbe, e dovrebbe, fare? I podisti non sono politici, non sanno fare chiacchiere, sanno solo correre. Però, una cosa la possono, e la devono, fare: denunciare, segnalare, sollecitare, gridare… SEMPRE!

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