Correre sul dolore: il consiglio di Enzo Russo

Non conosco podista più amabile, discreto, sobrio e sensibile di Enzo Russo. Dai lunghi anni che lo conosco, mai una parola urlata, ma sempre sussurrata, mai uno scatto d’ira, ma sempre uno… scatto in avanti…; perché Enzo Russo è stato un podista in grado di correre una maratona sotto le 2h e 40’, i 5.000 su pista intorno ai 16’ e le 21, gara che mi confidò essere la sua preferita, al ritmo di 3’ e 30” al km… Permettetemi dunque, con colpevole ritardo, di dedicare un po’ del mio tempo a questo amico, cui la mancanza di frequentazione alle gare settimanali, mia e sua, m’impedisce di arricchire ulteriormente le domeniche.

Delle tante cose che ho imparato da lui, una soprattutto ancora ne porto dentro di me il vivido ricordo. Cosa che ho cercato e cerco di trasmettere ai nuovi amici, ma che, vedo con sincero dispiacere,  quasi puntualmente disattendono. La questione è se convenga correre in presenza di dolore, oppure astenersi dal farlo.

Erano i miei primi anni di attività, anni di “formazione”. Avevo imparato tante cose, fra cui quella situazione che si poteva verificare spesso, cioè un dolorino da qualche parte che poi magari andava via col trascorrere dei primi chilometri di corsa. Attribuivo il fenomeno al riscaldamento, vale a dire alla necessità che l’organismo ha di mettersi a regime, dopo essere stato diverse ore senza corsa. Ma avevo fatto qualche esperienza anche di situazioni leggermente diverse, come ad esempio una distorsione, un’infiammazione di un tendine e cose di questo tipo; impedimenti di lieve entità che necessitavano di un paio di giorni di riposo e che io, saggiamente, avevo fatto coincidere con precedenti impegni lavorativi.

Venne però il periodo in cui lamentavo un fastidio all’inguine destro. Ne parlai con Enzo, al termine di un allenamento in cui avevo cercato vanamente di stargli dietro. Gli dissi che non c’ero riuscito, soprattutto perché da qualche giorno avvertivo un qualcosa all’inguine, specialmente quando cercavo di aumentare il ritmo. Mi rispose con fare preoccupato. Ricordo bene cosa mi disse; che quando permane qualcosa nel nostro fisico che un po’ ostacola la scioltezza della corsa sarebbe opportuno non insistere, ma cercare di capire a fondo la faccenda e possibilmente venirne a capo; facendo diversamente, cioè “correrci sopra”, usò proprio questa espressione, si corre il rischio di aggravare ulteriormente e decisamente l’inconveniente. Non lo ascoltai…, andavo ancora abbastanza bene e in calendario c’era la partecipazione di una gara molto attesa, la “Notturna Stabiese”, di 11,150 km, nella quale io puntavo ad infrangere la barriera dei 40’ e di correre quindi, nonostante l’inguine destro, a 3’ e 30” al km. In conclusione, corsi la distanza in 39’e 59”, anche se poi mi consegnarono il diploma con su scritto 40’ e 02”, che comunque significava aver corso a 3’ e 35”, quindi solo leggermente ad un ritmo superiore a quello sperato. Ma quello che mi deluse maggiormente, fu… la pubalgia che dovetti affrontare, con terapia lunga e dolorosa, che mi costrinse ad una sosta di 3 lunghi, lunghissimi…, mesi.

Da allora, che vi devo dire…, quando un amico mi confida di avere un problema, io penso a Enzo Russo e gli ripeto le stesse cose che lui disse a me. E spero che l’amico non sia un imbecille come lo fui io, perché non c’è cosa peggiore per un podista che quella di non poter correre. E’ vero?

 

Questa voce è stata pubblicata in Allenamento. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento