Pasquale Averto, il nostro amico sprinter, e non solo

Tutte le carriere agonistiche degli atleti, di qualsiasi livello essi siano, sono caratterizzate dalla capacità elastica mista alla potenza, in età giovanile, e poi da una successiva età, diciamo di maturità, durante la quale vengono fuori le capacità di resistenza. Non lo diciamo certo noi, ma la fisiologia dello sport. Ebbene, però noi abbiamo il privilegio e la fortuna di avere un amico che ha “percorso” il cammino inverso, cioè da ottimo maratoneta in età giovanile è stato capace di tramutarsi in un ottimo velocista, quando la maggior parte dei podisti pensa ad appendere le fatidiche scarpette all’altrettanto fatidico chiodo… Come si chiama costui? Pasquale Averto.

Noi che lo conosciamo bene, sappiamo perfettamente quando il “miracolo” è avvenuto. Addì 18 settembre 2005, maratona di Ravenna. Fu una maratona dalle condizioni atmosferiche spaventose (ancora adesso, al solo pensarci, ci vengono i brividi…): fin dal giorno precedenti, pioggia battente, forte vento, temperatura decisamente autunnale, per non dire altro. Portare a termine quella maratona fu per i circa 600 sopravvissuti (almeno la metà si ritirarono…) un’autentica impresa. Cosa deve aver pensato Pasquale Averto, quando arrivò al “Pala De Andrè” (3h 16’ 46”), dov’era posto il traguardo? Secondo noi realizzò che mai e poi mai gli sarebbe toccato in sorte di correre una maratona del genere. E poiché la maratona è la gara simbolo per ogni podista, il culmine di qualsiasi esperienza podistica, ecco, pensò di aver ormai raggiunto non un semplice traguardo, ma “il” traguardo, dirottando il suo interesse podistico in altra direzione. E cosa c’è, in altra direzione nella corsa se non la specialità diametralmente opposta rappresentata dalla velocità?

Sicuramente, in questa riconversione giocò un ruolo fondamentale l’esigenza e la voglia di accompagnare il suo figlioletto Fabio, che fin da bambino aveva dimostrato di voler seguire le orme paterne. Così, facendo frequentare la pista a Fabio nella categoria “esordienti”, che com’è noto cominciano dai 60 metri, gli frullò in testa l’idea. Idea, ben inteso, che richiedeva una grande determinazione e una precisa volontà di accettare una sfida quasi improba contro le leggi della natura. Ma a Pasquale le sfide non hanno fatto mai paura, anzi sono state uno stimolo per forgiare al meglio il suo corpo e la sua mente per il raggiungimento degli obiettivi prefissati: non si corrono i 10 km in 38’, le mezze in 1h e 24’ e le maratone in 3h e pochi minuti, contribuendo enormemente al raggiungimento di più di un titolo italiano della sua squadra di appartenenza, senza avere… certi attributi.

Quindi, di Pasquale Averto, si può tranquillamente dire che è più unico che raro!

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