Si riposa per recuperare, ma non il contrario

Uno dei dilemmi che attanagliano il povero podista abituale, quello che vorrebbe correre tutti i giorni, anche più volte al giorno, pur di realizzare i suoi obiettivi cronometrici, è in fondo risolvere il problema consistente nel sapere differenziare fra il recupero e il riposo. Infatti, una cosa è il recupero, un’altra è il riposo; basti pensare che… si riposa per recuperare, ma non il contrario…

In origine, i due termini hanno la stessa valenza, ovvero servono a riparare i danni che la corsa comporta. Però, avere una causa comune non significa poi averne un destino completamente in comune. E’ bene che il podista recuperi e riposi, ma deve sempre sapere cosa sta facendo e perché, nel senso che sia il recupero che il riposo debbono essere inseriti in un programma di allenamento e in un certo senso anche ben distinti. Altrimenti, c’è il rischio che i risultati stentino ad arrivare, o che magari pur conseguiti lascino un notevole strascico di stanchezza tanto da far pensare che si debba urgentemente “recuperare”, oppure “riposare”. Una pratica dimostrazione che recupero e riposo sono… “due facce della stessa medaglia” ce la fornisce la fase di corsa che passa fra una prova di ripetuta e un’altra, chiamata per l’appunto “recupero”, non “riposo”… Ciò avviene perché, nel recupero, il podista sta effettuando un certo tipo di allenamento, mentre con il riposo lo ha in un certo senso esaurito. Infatti, e non per peccare di scarsa sacralità, Dio dopo aver lavorato per 6 giorni e aver portato a compimento la creazione, si riposò, non recuperò…!

Qualcuno potrebbe obiettare che i due termini si sovrappongono, dal momento che hanno entrambi il compito di smaltire l’acido lattico, ma così non è. Per smaltire l’acido lattico, bastano poche ore. Tanto per fare un facile esempio, se prendiamo due podisti che gareggiano oggi, un ottocentista e un maratoneta, il primo potrà gareggiare anche domani, mentre il secondo dovrà aspettare almeno una quindicina di giorni. Tutti e due avranno smaltito l’acido lattico nel giro di 5 o 6 ore, ma il maratoneta non avrà di sicuro solo questo problema… Piuttosto bisognerebbe che qualsiasi podista, di livello o semplice amatore, avesse cura di allenarsi senza rischiare di andare in sovrallenamento, che sapesse cioè dosare degnamente sia il recupero che il riposo, fare l’uno e l’altro quando occorre, senza trascurare l’aspetto psicologico comune alle due attività. Quindi, il recupero si inserisce in una serie di allenamenti predefiniti, invece  il riposo quando ognuna di queste serie è stata effettuata. Poi, sarà sempre la sfera soggettiva del podista a consigliare le giuste modalità di applicazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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