Podismo grandi numeri: chi ci guadagna?

La recente mezza maratona di Napoli, gara molto bella e ben riuscita, ripropone l’ormai classico dilemma delle manifestazioni agonistiche italiane assai partecipate, ma a cui non fa’ riscontro un corrispondente successo dell’Atletica Leggera italiana nelle competizioni internazionali. Forse, si dirà, gli obiettivi di questi eventi sono altri (l’aggregazione, il coinvolgimento di un gran numero di podisti, la promozione del podismo e, perché no, un certo “ritorno” economico per le spese fatte e il tempo occorrente per organizzare il tutto), non certamente, e solamente, il “risvolto”meramente sportivo. Sarà… Sta di fatto che ad un osservatore esterno e distratto parrebbe per lo meno strano che una città in grado di realizzare una simile gara non abbia poi strutture sportive tali da giustificare “imprese” del genere. Insomma, viene il sospetto che si tratti della, purtroppo, non inconsueta cattedrale nel deserto.

Ma chi ci guadagna in questo tipo di gare (in Italia se ne contano a dozzine), laddove per guadagno non vogliamo intendere strettamente il lato economico? Il guadagno a cui alludiamo è come un prisma, a diverse facce. Ci guadagna la città, che si colora e si vivacizza, almeno per un giorno. Ci guadagnano gli organizzatori, i quali giustamente avendo messo in cantiere una vera  opera non lo hanno fatto certo per beneficienza, o perché non avevano null’altro da fare. Ci guadagnano i podisti, perché è stata data loro la possibilità di correre su di un percorso altrimenti impossibile da praticare, con in più la possibilità di testare le proprie capacità atletiche; e nel… “peggiore” dei casi, nell’ipotesi cioè che la performance atletica non sia considerata prioritaria…, divertirsi con amici, vecchi e magari nuovi. Quindi, perché lamentarsi, dal momento che ci guadagnano un po’ tutti? Purtroppo, secondo noi, non ci guadagna l’intero movimento…

Questi eventi allontanano il problema, quello vero, sostanziale:  l’Atletica Leggera si è ridotta ad essere vista come una forma di spettacolo, al quale si può assistere pagando il costo di un biglietto (leggi “iscrizione gara”). Avviene, secondo noi, la stessa cosa della “corsa” al museo pubblicizzato, quello con le opere ad esempio di Caravaggio: ci si reca perché è chic, lo fanno tutti, e poi perché l’autore è su tutte le pagine dei giornali. Mentre, in buona sostanza, poco o nulla si sa di storia dell’arte, nonché del significato dell’opera dell’autore in relazione al suo tempo, alla forma d’arte pittorica  e al concetto stesso della funzione dell’arte nella formazione della coscienza civile. Così, l’Atletica Leggera si riduce a un supermercato, dove i clienti-atleti godono di servizi e di prodotti comprati, ma non “guadagnati” col sudore e l’impegno di un lungo percorso di preparazione.

 

 

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