Le prime donne a correre

Assistiamo, con notevole soddisfazione, a che sempre più donne praticano il podismo e che mentre agli inizi degli ’80, in una gara, se ne contavano sulle dita di una mano, oggi superano quasi sempre il centinaio. Certamente, questo è il frutto della crescita esponenziale del movimento, e ce ne rallegriamo, però ci siamo posti la domanda: quali sono state le prime donne a correre?

Le prime donne a correre sono state le spartane, senza ombra di dubbio. Già la presenza nella mitologia greca di Atlanta, lo testimonia. Sapete? Quella donna condannata a stare sui monti e a vincere tutti i suoi pretendenti, sconfiggendoli nella corsa. Se esisteva nella cultura classica questo mito, non può che significare che la “corsa al femminile” era… nel novero delle possibilità: un mito non esiste senza agganci nel reale quale fonte di ispirazione sociale per la condotta degli umani. Ebbene, le donne spartane, grazie alla loro particolarissima organizzazione sociale e familiare, prettamente militare, voluta dal ferreo Licurgo, erano considerate alla stessa stregua degli uomini, circa la cura del corpo. La logica era quella che i figli che sarebbero nati da corpi ben fortificati, sarebbero stati i futuri valorosi guerrieri. Così, le donne spartane praticavano… tutte le discipline dell’atletica leggera al pari degli uomini, spesso anche insieme a loro, comprese discipline molto più dure, come la lotta. Teocrito ricorda che a Sparta, ogni anno, si teneva una corsa riservata alle donne e dedicata ad Elena (la quale, precisiamo, non era vista come la donna infedele, ma come la donna coraggiosa e intraprendente, al pari del modello sociale proposto dalle leggi di Licurgo). Teocrito stesso ci dice quante fossero le donne: 4 volte 60… Un bel numero, quindi…

Il bel libro di Eva Cantarella ed Ettore Miraglia, “L’importante è vincere”, c’informa anche su di un aspetto che spesso ha incuriosito gli studiosi… e non solo: correvano nude, le donne spartane? No, usavano il “chitonisco scisso”, cioè una copertura che lasciava scoperte le cosce e un seno. Anzi, questo modo di “operare” faceva storcere il naso ai ben pensanti dell’Ellade, poiché ravvisavano in questa usanza una spiccata licenziosità delle donne spartane. Ma esse, in realtà, erano le donne più libere della Grecia classica, perché dovendo curare la casa in assenza dei mariti impegnati sempre in guerra, erano comunque abituate a vivere (e a correre) con una certa… “autonomia”.

Qualcuno, anzi, qualcuna potrebbe chiedersi: d’accordo, ma da quando le donne moderne hanno cominciato a correre in maniera ufficialmente riconosciuta? La risposta è facile: dal 1921.

Caspita, come passa il tempo!

 

 

 

 

 

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