Il podismo è bello perché è vario, cioè, ci sono anche le variazioni

Un noto detto recita che “il mondo è bello perché è vario”. Nel podismo, a volte, viene il sospetto che l’adagio sia stato pensato per fornire ai praticanti qualche scappatoia alla noia che può assurgere a costante nello svolgere sempre gli stessi allenamenti, magari anche per lunghi km, o comunque per un gesto che è… “proverbialmente”… ripetitivo. Anche per questo, il podismo ha una vasta gamma di tipi di corse, in relazione ai ritmi e ai percorsi: corsa lenta, media, salite, eccetera eccetera, per finire non a caso con le “variazioni”. A questo punto, possiamo veramente dirlo: il podismo è bello, perché è vario, tanto è vero che ci sono perfino le “variazioni”.

Cosa sono le “variazioni”? Sono quei tentativi che si fanno, allenamenti programmati, quando si vuole abituare l’organismo a sopportare sollecitazioni diverse dalla corsa lenta nell’ambito di una seduta di fondo lento. Ma non sempre… Le variazioni possono essere anche un succedaneo delle ripetute in senso stretto, cioè una ridotta capacità di effettuare prove ripetute di velocità, o per una “ridotta” capacità fisiologica (carenza di preparazione, o età anagrafica), oppure per una “ridotta” disponibilità di tempo, oppure ancora per un’improvvisa insorgenza che ne consiglia la pratica e momentanea effettuazione.

Le variazioni si consigliano quindi ad atleti non più giovanissimi che abbiano superato da qualche decennio gli “anta”, o che abbiano esigenze quotidiane tali da costringerli ad allenarsi in maniera diciamo così affrettata.  Naturalmente, saranno prove ripetute di velocità a metraggio contenuto. Ad esempio, se il podista in oggetto era solito fare delle ripetute del tipo 8×1000, ora gli converrà ripiegare sul tipo 6×800. Ed anche se volesse rivolgersi a ripetute ancora più corte, ad esempio del tipo di quelle che impegnano l’organismo per poco più di un minuto alla velocità della propria soglia anaerobica, diciamo di 2-300 metri (minimo, un 10×2-300 m). Essendo esse variazioni corse veloci, bisognerà porre ovviamente molta attenzione ai recuperi. Nel primo caso, sarà opportuno mantenere inalterati i canonici 3’; mentre nel secondo caso, il recupero sarà il doppio del tempo impiegato in ogni singola prova. Fermo restando che, come in qualsiasi allenamento di prove ripetute, il podista deve ricercare l’omogeneità dei tempi risultanti, affinché esse siano costanti nel “rendimento cronometrico” e perciò significative.

Ora può accadere, come abbiamo detto, che le variazioni siano frutto di un calcolo ponderato, o magari siano una scelta occasionale, sopravvenuta per esigenze particolari. Ad ogni bon conto, le variazioni andrebbero svolte come un qualsiasi allenamento anaerobico, sia come alimentazione che come abbigliamento, cosa questa che, sappiamo, ogni podista intuisce d’istinto e sulla quale non dovremmo nemmeno tentare un accenno, con il… rischio di offendere qualcuno.

Abbiamo detto tutto sulle variazioni? Pensiamo di sì.

 

 

 

 

 

 

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