Il gergo podistico

Il successo di uno sport, ma di qualunque fenomeno sociale, si misura con l’ampiezza e con la diffusione del suo gergo, cioè del suo particolare vocabolario che riesce negli anni a procurarsi. Facciamo qualche esempio, tratto dalla società civile prima e dalla calcistica poi, tanto per farci un’idea la più rispondente possibile alla realtà… linguistica di settore.

In un commissariato di polizia, al delinquente catturato con le mani nel sacco e al quale l’ispettore chiede di “cantare” non significa affatto che vuole appurare la melodiosità della sua voce… Egli vuole in realtà che gli vengano rivelati i nomi degli altri componenti la banda…

Nel commentare una partita di calcio, se il cronista dice che un giocatore ha “scartato” un avversario, non vuol mica dire che ha letteralmente tolta la carta di un regalo, ma che ha superato l’avversario, magari con un abile dribbling…

Chiarito ciò, vediamo di scendere nei particolari podistici, per una breve carrellata di espressioni tipiche e quindi gergali.

Cominciano dai podisti che conseguono risultati molto consistenti. Essi sono “forti”, quando dovrebbero essere etichettati come “veloci”. Per non dire di quando indicano la loro performance con il verbo “viaggiare”, facendo credere che magari hanno stipulato un contratto con un’agenzia di viaggi per chissà quale località. Comunque, sono dei “top”, e da qui non si sfugge…

Direte…, e quelli meno veloci? Sono delle “lumache”, ovviamente, anche se ognuno di loro rincorre il proprio “personal best”, per il quale è disposto a fare molti sacrifici. Ed è per questo motivo che è iscritto in un “team”, affinché la frequentazione di gare e di atleti di livello, lo facciano senz’altro migliorare.

Per tutti poi, la “mezza”, non è una semplice metà di una parte del tutto, bensì è la classica distanza della maratona (km 42,195) divisa per due. E a proposito di metà…, sappiate che per tutti i podisti il “medio” non è dove risiede la virtù (in media stat virtus), ma è semplicemente la corsa al ritmo di corsa media.  Per non parlare dei “lavori”, che non sono i classici e ambiti lavori, perché altrimenti l’indice di disoccupazione, oggi tanto imperante, crollerebbe del tutto… I lavori dei podisti sono gli allenamenti faticosi, difficili, quelli che ti fanno migliorare le prestazioni.

Senza voler essere volgari…, dobbiamo precisare che quando un podista dice “scarico”, non vuol dire che deve andare in bagno, o magari scaricare dal computer qualche file… No, vuol dire che è necessario faccia una seduta di corsa lenta, per smaltire le tossine nei muscoli depositate il giorno prima da una corsa fatta a ritmo sostenuto.

Poi, c’è la questione dei “lunghi”, che non sono affatto dei giocatori di basket molto alti, quelli che di solito stazionano sotto ai canestri per farsi valere nei casi di eventuali rimbalzi. E infine, per non portarla troppo alla… “lunga”…, esiste nel vernacolo podistico la parola “doppietta” che, lo avrete facilmente capito, non si tratta di un fucile…, bensì di un allenamento bigiornaliero.

Insomma, par di sentire un dialogo fra due podisti, che parlano liberamente fra di loro:

“Hai visto la gara di quel top?”

“Sì, ha viaggiato paurosamente…, è davvero forte.”

“Per forza…, lui fa’ sempre la doppietta… E quando non la fa’ è perché ha in programma un lungo.”

“Conosci il suo personal best?”

“E’ meglio che non te lo dica…, tu che sei una lumaca moriresti d’invidia…”

 

 

 

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