Muscoli agonisti e antagonisti del podista

Una cosa che i podisti non sopportano sono gli esercizi. E’ risaputo, non è affatto una novità. Essi ritengono, in modo del tutto istintivo è chiaro, che la corsa si esplichi soltanto con la pratica del movimento delle gambe e che tutte le altre cose, più o meno, siano secondarie e trascurabili. Sono pochissimi quei podisti che dedicano più tempo agli esercizi rispetto alla corsa, e che arrivano magari a saltare una seduta di allenamento pur di farli. Di solito costoro, sono guardati dai colleghi come se fossero degli animali strani, o come se soffrissero di mania di protagonismo. Una cosa è certa però: sono pochissimi quelli che amano fare gli esercizi.

Eppure, basterebbe fare una semplice riflessione, per rivedere questo modo di pensare. Si dice infatti che per correre bene si debba correre agili e sciolti. Ma che significa? Significa che tutti i muscoli dovrebbero lavorare in modo fisiologico corretto, che dovrebbero rispettare cioè la loro conformazione naturale. Ed ecco allora profilarsi alla nostra attenzione la differenza fra muscoli agonisti e antagonisti…

Tutte le nostre azioni fisiche hanno una caratteristica: alla contrazione del muscolo deputato al movimento, detto muscolo “agonista”, deve corrispondere l’azione di un altro muscolo avente una funzione opposta, per la qual cosa quest’altro è chiamato muscolo “antagonista”. Tutto ciò, affinché venga mantenuto l’equilibrio della postura. Agonista e antagonista formano la “muscolatura antigravitica”, che infatti consente di mantenere l’equilibrio e la postura.  Nell’esercizio della corsa, ad esempio, il quadricipite provoca la distensione della gamba ed ha come antagonisti i muscoli flessori che consentono di piegarla. Podisticamente parlando, la corsa, come qualsiasi altro movimento del nostro corpo, è una sinergia di forza e allungamento. Quindi, un quadricipite potente, se non ha dalla sua un bicipite femorale flessibile, rischia di non sfruttare al meglio la sua forza muscolare, con il risultato di ottenere una falcata poco agile ed elastica, un ritmo di corsa meno veloce, ma soprattutto, un rischio maggiore di contrarre infortuni. Per cui sarebbe meglio che ogni podista inserisse nel programma di allenamento tutta una serie di esercizi, stretching o altro, per garantirsi una sorta di efficienza muscolare in grado di fargli affrontare degnamente gli svariati ritmi di corsa a cui deve sottoporre i suoi distretti muscolari, nessuno escluso.

Appare chiaro dunque che il podista debba fare costante riferimento agli esercizi, abituarsi cioè all’idea che, in casa o in palestra, è meglio si dedichi ad un’attività importante per l’efficienza dei gruppi muscolari delle gambe, dei glutei e dei polpacci. Come? Troviamo sia inutile elencare le caratteristiche dei singoli esercizi…, tanto tutti i podisti le conoscono già…, curiosi come sono nello sbirciare sempre, on line o in cartaceo, immagini o scritte esemplificative al riguardo… Ed è solo per uno… “scrupolo didattico”…, ove mai esistesse un neofita o un distratto, che ne riportiamo un elenco approssimativo:

  • affondi;
  • balzi;
  • calf machine;
  • leg curl;
  • leg extension;
  • squat.

E per chi trovasse la scusa di non avere tempo per andare un due o tre volte a settimana in palestra, ebbene sappia (se lo avesse dimenticato…) che può farlo tranquillamente stando a casa…, in posizione statica, davanti a un bel televisore, il tempo di un telegiornale….

Questa voce è stata pubblicata in Allenamento. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento