L’esperienza alimentare dei podisti

“Esperienza, è il nome che diamo ai nostri errori”, diceva Oscar Wilde. Non possiamo non dubitare della validità e dell’inoppugnabilità di questo aforisma per tutti i casi della vita ed anche per ciò che concerne  l’esperienza alimentare dei podisti. Vogliamo approfondire un poco l’argomento?

Quando il podista è alle prime armi, anzi alla sua prima vera e reale intenzione di correre, comincia col pensare che debba mangiare qualcosa, prima d’intraprendere uno sforzo. Egli istintivamente pensa che per compiere lo sforzo a cui si accinge debba mangiare qualcosa di consistente. Primo errore, che in seguito chiamerà “esperienza”: si ritroverà dopo pochi metri con una specie di fardello che, partendo dallo stomaco, gli salirà fino in gola, facendogli capire che prima di correre bisogna mangiare qualcosa sì di consistente, ma almeno due o tre ore prima, a meno che non mangi qualcosa di rapida assimilazione, come ad esempio una fetta biscottata con miele, o si beva un semplice caffè zuccherato.

A proposito del caffè, capiterà al podista in questione, nelle prime fasi della sua “carriera” una qualche situazione in cui sarà costretto a fermarsi, magari dietro a un cespuglio o comunque ad un luogo protetto da occhi indiscreti… Comprenderà così, analizzando l’inconveniente, che il caffè gli stimola la peristalsi. Maturerà dall’errore commesso la consapevolezza che quando in futuro volesse liberarsi l’intestino ai fini di una maggiore leggerezza, egli potrà adottare questa tattica, vale a dire bere un caffè per ottenere quanto desiderato. E aggiungerà un altro “errore” alla sua lista e un altro tassello alla sua “esperienza” in formazione.

Però, a questo punto, il podista ha capito che l’alimentazione concorre fortemente alla sua prestazione  atletica allo stesso modo dell’abbigliamento e dell’allenamento. Comincerà così a leggere (ci sono molte pubblicazioni in giro), a provare su se stesso (avrà già assodato che ogni podista “risponde” in maniera soggettiva) e ad ascoltare i consigli degli amici esperti (è proverbiale che i podisti, soprattutto quando corrono in gruppo, si scambiano pareri e molto altro). Insomma, si farà una cultura, in questo senso. Ed ecco allora che la sua competenza selezionerà i cibi in base ad una precisa e scientifica classificazione: carboidrati, proteine, eccetera. In questo modo, ogni singolo alimento avrà delle proprietà nutrizionali che egli conoscerà e con le quali gestirà l’organismo e di rimando le prestazioni podistiche. Comprenderà quanto gli sia utile l’energia derivatagli dai carboidrati, la cosiddetta benzina dei podisti (pasta, pane, eccetera), ma anche quanto gli sia indispensabile rifornire il proprio corpo di proteine, che però necessitano di tempi di digestione più lunghi e che quindi vanno assunte un 6/7 ore prima della corsa. Analogamente, gestirà al meglio i cibi contenenti fibre, sia per il loro apporto di sali minerali e di vitamine, sia per il buon funzionamento metabolico dell’intero organismo.

Facciamo ancora qualche esempio. Il podista non smette mai di imparare, dagli errori. Prendiamo il caso di un maratoneta, anche abbastanza esperto, che abbia corso già qualche maratona. Ebbene, in quest’ultima occasione vuole sperimentare qualcosa di nuovo (e questo è già un errore, perché in maratona non si deve mai inventare niente…): invece di mangiare la sera precedente pasta e fagioli, si alimenta con riso al burro. Si ritroverà intorno al 30° km scarico di energia. La sua riserva energetica non è stata adeguata: il riso è più leggero della pasta e i grassi contenuti nel burro non equivalgono le proteine dei legumi. Ecco che il classico aforisma di Oscar Wilde trova il suo trionfo più autentico: “Esperienza, è il nome che diamo ai nostri errori”.

E il podista in questione può avvalersi, grazie alla corsa, di un sapere universale: gli errori formano l’esperienza e questa conduce dritta dritta alla conoscenza.

 

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