I pericoli del rientro dopo un infortunio

Quando un podista abituale s’infortuna ed è costretto a fermarsi, è una vera tragedia. Chi podista non è, non può veramente capire. Può solo capire chi pratica quotidianamente una qualche attività, impossibilitata la quale si sente assolutamente spiazzato sul come organizzarsi la giornata.

Certo, bisogna distinguere fra infortunio e infortunio. C’è quello di una settimana o due, c’è quello di svariati mesi. Ed è a quest’ultimo che vorremmo dedicare la nostra, e si spera la vostra, attenzione. Ma, in concreto, cosa può capitare di “pericoloso” al podista, quando rientra dopo un infortunio? Innanzitutto, c’è da considerare che, giocoforza, il corpo si è riposato e il podista si ritrova con un carico di energia tale da indurlo a ritenere che possa subito dare fondo a tutte le sue pregresse attività atletiche. E invece, come si può facilmente immaginare, l’organismo non può naturalmente ritrovarsi nell’antica situazione organica di qualche mese addietro, di quando cioè gli stimoli e le capacità fisiche erano giornaliere e, per questo motivo, del tutto spontanee e rodate. Ecco il primo pericolo, quello mentale. Nei lunghi giorni di inattività podistica, la mente si concentra sulla volontà di ritornare a correre. In un certo senso, la mente è “immune” dai rischi a cui sono sottoposti ossa, muscoli e tendini. Si verifica così uno scollamento fra la mente (che si chiama motivazione, rabbia, eccetera eccetera) e tutte le altre parti del corpo, con il risultato di creare un vero e proprio squilibrio complessivo, in grado di causare cedimenti in quei distretti, muscolari oppure ossei, non ancora in grado di reggere e supportare le sollecitazioni che vengono poste in essere.

Poi, bisogna risalire alla radice del problema, se l’infortunio è da ascrivere a frattura, intervento, infiammazione, e via discorrendo. Per ogni tipo di infortunio subito, si rende necessario quindi una sorta di tabella personalizzata, che tenga conto di diagnosi, prognosi, terapia e convalescenza, ricordando che quest’ultimo “stadio”, la convalescenza, non significa “ritorno alla salute”, bensì il periodo occorrente al corpo per il ripristino completo della propria efficienza. Come conseguenza, la tabella prevederà una corsa blanda per 30’, magari nella prima settimana a giorni alterni, per poi tentare di inserire un paio di giorni di corsa e un 20’ in più. Sempre di corsa blanda e per almeno un mesetto. In questo periodo, l’unica variante, dopo ogni seduta di corsa, effettuare un 5/6 allunghi, in scioltezza, anche di 100 metri. Infine, nei giorni o nelle ore di riposo, verificare se il corpo ha assorbito o meno gli sforzi fatti, magari con qualche test di facile applicazione, come salire e soprattutto scendere le scale.

Dopodiché, ascoltare il proprio corpo attentamente, però… mai con la mente, la quale è infida, spesso nasconde la verità, perché si fa’ influenzare dai ricordi, che non sono mai rimpianti… Cioè, che si sappia, la mente “trattiene” le cose belle, pensando che si possano riprodurre, per il semplice fatto che sono state già in passato realizzate; mentre “tralascia” di considerare quegli episodi negativi vissuti in precedenza, attribuendoli a prestazioni assolutamente temporanee che non rispecchiavano in effetti le effettive potenzialità.

 

 

 

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