La fascetta tergisudore

L’altra mattina gli amici di corsa, appena mi hanno visto con la fascetta tergisudore in fronte, mi hanno detto quasi in coro: “Ma ch’ rè?, ‘e pigliat’ ‘e fridd’?”. Allora, ho dovuto ripetere loro una… “lezione” che già a suo tempo gli impartii (chiaro segnale che non mi ascoltano con attenzione…).

Era già successo, infatti, che fossi stato costretto per un infortunio ad un lungo periodo di forzato riposo e che nel frattempo, così come accade ad ogni podista in circostanze simili, avevo messo su qualche chilo di troppo. Si sa che ogni atleta, di qualsivoglia disciplina, dilettante o professionista che sia, quando non “brucia” le calorie che ingerisce con l’alimentazione queste si depositano in grassi. E’ un fenomeno universalmente conosciuto, ok. Ma poi quali sono gli inconvenienti che si presentano al podista alla ripresa dell’attività? Ce ne sono di macroscopici e di microscopici, cioè quelli che si vedono bene e quelli che si trascurano, tanto sono poco evidenti. Ebbene, uno di questi è la sudorazione della fronte, non a caso, mi sia permessa l’irriverenza, citata anche nella Bibbia (“…Tu, uomo, lavorerai con la sudore della fronte”)… Volendo fare invece un’osservazione un tantinello più seria, l’evoluzione della specie umana si è “cautelata” con le sopracciglia, nel caso appunto della sudorazione della fronte, che però risultano insufficienti alla protezione degli occhi nel caso che il podista sia dedito alle lunghe distanze, specialmente quando questi ha accumulato, per un motivo o per un altro, qualche chilo di troppo. Avviene in effetti che il grasso nel frattempo maturato contenga molte sostanze acide e che, colando sugli occhi, procuri un fastidiosissimo bruciore. Ecco, la fascetta tergisudore serve a limitare il danno appena descritto, non certamente a proteggersi dal freddo, come erroneamente i miei, più che sciocchi, disattenti amici di corsa hanno pensato.

“Ma ch’ rè?, ‘e pigliat’ ‘e fridd’?”

“Uà! Stat’ ancor’ a chest’?”

 

 

 

 

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