Voltaire, podismo e chilometro zero

Non c’è bisogno di scrivere molte pagine per un capolavoro letterario. Voltaire lo dimostrò con il suo racconto filosofico “Candido”, un breve scritto nel quale il personaggio principale, pur vivendo memorabili esperienze, fra grandi ricchezze e mirabolanti avventure, finisce la sua esistenza in modo sereno, coltivando un orto che aveva comprato con quel che gli restava dei suoi soldi. Perché ricordiamo questo famoso libro? Non soltanto per sottolineare la sua bellezza e l’importanza che ebbe e che ha in tutta la cultura occidentale (basti pensare che ancora oggi usiamo l’espressione “coltivare il proprio orticello”…), ma per ribadire che i podisti sono in linea con tutta quella parte della popolazione mondiale che “si batte e si dibatte” nel reclamare una vita sociale e quindi alimentare improntata alla salubrità e alla sostenibilità.

Infatti, i podisti non fanno eccezione a questa esigenza, tipicamente moderna, anzi sono una frangia, molto consistente, di popolazione per così dire “sensibile”. Lo scombussolamento generale a cui tutti noi siamo sottoposti, ci rende la vita complicata in ordine a tutte le scelte che dobbiamo fare. Dopo la caduta delle ideologie, è prevalsa nella società una sorta d’invasione delle coscienze da parte di ogni settore della vita pubblica in cui promettono di essere i depositari della verità, anche alimentare. Alla fine sembra prevalere, per i cittadini e per i podisti, un atteggiamento di diffida e di sospetto verso qualsiasi proposta, sia essa politica o specialistica. Ad esempio, per quanto concerne l’alimentazione podistica, è bene magiare frutta di stagione anche quando nella nazione di residenza non si coltiva e per tanto deve sottostare al fatto che i prodotti arrivino da molto lontano? Non è che, pur di godere i benefici di un tipo di frutta, al quale magari non sappiamo rinunciare martellati da un certo tipo di propaganda, ci alimentiamo con un prodotto sul quale pesano i tempi (quindi la qualità) e i costi del trasporto?

Una soluzione sembra essere quella di rivolgersi ai prodotti cosiddetti a km zero. Cosa sono? Sono quei prodotti che vengono commercializzati e venduti nella stessa zona di produzione. Ovviamente, i km non saranno mai zero, è chiaro, ma i podisti sanno che al massimo hanno percorso il breve tragitto del campo coltivato del concittadino contadino fino all’area dello spazio del mercato rionale. Sul prodotto in questione non gravano i costi legati al trasporto e, volendo dirla tutta, i guasti legati ad un certo impatto ambientale che ogni tipo di trasporto comporta inevitabilmente. Tra l’altro, i prodotti a km zero sono quasi sempre da considerarsi “bio”, vale a dire non trattati chimicamente, ma lasciati crescere e maturare come natura comanda, anche a… “costo di un aumento di “costo”, a causa del dilatato tempo occorso per la maturazione del prodotto.

Ecco che allora ritorniamo al filo conduttore che lega Voltaire, il podismo e il chilometro zero…

Fatte le debite considerazioni circa la reale possibilità di modificare radicalmente il modello comportamentale della nostra società, forse, dovremmo tutti noi, podisti e non, nei limiti del possibile, ricordare la lezione di Voltaire: la vita degna di essere vissuta è quella che possiamo coltivare nel nostro orticello, dove possiamo materialmente intervenire, mentre in pratica la nostra naturalezza circa le cose e noi stessi, senza sottostare ad atteggiamenti artificiali che ci allontanano dalla semplicità e dalla serenità.

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