Grammatica podistica: voce del verbo “apparire”

I comportamenti podistici sono tali e tanti che si possono raggruppare in una vera e propria grammatica, cioè in un insieme di regole che ne attestino la validità e l’opportunità ai fini del corretto espletamento ufficialmente riconosciuto dai praticanti, anche facendo riferimento alla storicità della materia.

Nella grammatica della lingua italiana, la parte del discorso più importante è il verbo, parola che significa… “parola”…, ed è per questa ragione che cominciamo con un verbo, “apparire”, che ci sembra peculiare a molti podisti della nuova generazione. A dire il vero, sono tre i verbi che completano il ventaglio delle possibilità podistiche: “essere”, “fare”, “apparire”. Ma mentre i primi due afferiscono il podista in senso stretto, l’ultimo lo è in senso molto lato, ragione per cui ci sembra necessario soffermarci.

Questo verbo, “apparire”, è tipicamente moderno. Prima dell’esplosione del fenomeno corsa, avvenuta verso la fine degli anni 80, coloro che correvano “erano podisti” e “facevano i podisti”, in nessun modo “apparivano”, anche perché…, quando lo facevano, suscitavano… ilarità, per usare un garbato eufemismo. Poi, sono “apparsi” gli sponsor e i cosiddetti social, che fanno dell’immagine la loro ragion d’essere. Ecco spiegato l’arcano. Tutto il mondo, cioè il modo di vivere della società e quindi anche dei podisti, è stato condizionato e per molti aspetti stravolto da questo nuovo modo d’intendere la vita individuale e collettiva: bisogna puntare sull’immagine. Essa è colorata, invitante, facile e comoda da vedere, arriva subito alla soluzione dei problemi, veicola l’informazione voluta, aiuta a vendere prodotti, fa’ circolare velocemente idee, anzi, suggerimenti (a volte subdolamente). Insomma, si è fatto credere che non se ne può fare a meno e che una vita senza l’immagine non avrebbe senso. Quindi, l’apparire, quintessenza dell’immagine, è la cosa decisiva per il posto in società dell’individuo. Ed anche del podista.

Ora, dal momento che le “immagini” si ritrovano facilmente per la strada, è in questo luogo che si deve “apparire”. Spieghiamo in altro modo. Una volta, fino a pochi decenni fa, le immagini erano quelle del cinema, poi della televisione, ma erano tutte immagini esterne all’individuo, alle quali si assisteva in luogo chiuso, deputato alla bisogna, sala cinematografica o casa familiare che fosse. Adesso, con la fioritura di tutta una serie di tecnologia dell’immagine, che la rendono fruibile dallo stesso individuo in maniera diretta e personale, l’immagine si è fatta strumento della singola volontà di manifestazione. Non sembra più tanto esistere il divo del cinema o la star della televisione, quanto l’io proiettato sugli altri attraverso la propria immagine. E affinché ciò sia veramente possibile, è necessario che si appaia. E, si badi, non c’è nemmeno bisogno di un luogo chiuso e circoscritto per ottenere questo risultato, né sala cinematografica, né casa privata, ma basta mostrarsi per la strada. Ed ecco spiegato anche perché, probabilmente, le corse podistiche si svolgono raramente negli stadi…

Quindi, cosa prevede un’ipotetica grammatica podistica circa il verbo “apparire”? Semplicemente, usarlo con moderazione e comunque dopo l'”essere” e il “fare”; il che significa in special modo concentrarsi sulle attività basilari della corsa: a) munirsi delle cose, più che necessarie, essenziali (riteniamo non sia necessario dilungarsi su questo punto); b) partecipare non solo alle gare su strada, ma anche a quelle su pista e ai cross (magari impegnandosi in una sorta di programmazione annuale, prevedendo una preparazione invernale e un periodo spiccatamente agonistico, come dire… “i modi e i tempi del verbo”…); c) fare parte di una squadra che abbia al suo interno motivazioni per il conseguimento di titoli sportivi, siano essi regionali o nazionali, e non commerciali); d) cercare di evitare, salvo rari e irrinunciabili casi, le gare con migliaia di partecipanti (nelle quali spesso è difficile esprimersi al meglio delle proprie possibilità).

Insomma, la grammatica, come ogni grammatica, non è altro che un insieme di regole per svolgere al meglio le nostre capacità.

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