Gli “ormai” e gli “ancora” nei podisti anziani

L’età media dei podisti, da quello che ci dicono tutte le ricerche e le osservazioni in materia, è molto elevata. Da ciò ne deriva che un folto gruppo di praticanti potrebbe avere interesse a ripensare a ciò che scrisse Luigi Pirandello a proposito della differenza tra comico e umorismo e al conseguente sentimento del contrario. A vedere un’anziana signora tutta imbellettata, ci scappa un sorriso, che si trasforma in un qualcosa di più amaro e compassionevole quando magari comprendiamo i motivi contingenti che la spingono a truccarsi tanto vistosamente. In un certo senso, è quello che avviene ai podisti di una certa età (ma anche di una certa condizione), allorché si ostinano a “mascherare” alcune loro incontrovertibili e insopprimibili condizioni fisiologiche.

Essi dovrebbero accettare le loro modificate caratteristiche, assecondandole, e non mortificandole, in logoranti ed inutili allenamenti nell’illusorio tentativo di ripristinarle. Farebbero meglio, invece, ad analizzare freddamente la situazione, cercando di intervenire su quegli elementi che ancora si prestano a qualche sollecitazione e che chiameremmo, senza per questo voler essere né comici né umoristici, gli “ormai” e gli “ancora”, cioè quegli elementi che li hanno inesorabilmente lasciati, anche se non del tutto, e quegli altri che invece sembrano in un certo qual modo resistere alle intemperie del tempo che passa, o che sembrano, rispetto a quelli di prima, resistere meglio.

Come possono fare, questi podisti, a capire in concreto cosa fare o cosa non fare? Oppure insistere o desistere da certe abitudini podistiche? Non è facile, perché richiede uno spietato esame di coscienza, dove non può trovare posto nessuna forma di ipocrita indecisione.

Bisogna riconsiderare tutto il piano podistico personale, dall’alimentazione, agli allenamenti, e così via, compresa la partecipazione alle gare. Innanzitutto, si dovranno ridurre i minuti di allenamento per ogni singola seduta, e magari aumentare qualche giorno dedicato al riposo, onde consentire un pieno ed efficace recupero, anche nel caso non se ne sentisse la necessità, perché poi l’organismo, nel caso lo si ignorasse…, si farà sentire. Analogamente, le ore dedicate al sonno notturno, non potranno in alcun modo ridursi, anzi al contrario dovranno aumentare, contando se occorre qualcuna anche pomeridiana. Gli strappetti a tavola dovranno essere banditi (le tavole non dovrano essere… “imbandite”) e le abbondanti libagioni saranno presto dimenticate, non potendo più correre con una certa frequenza i lunghi o cose similari. Anzi, a proposito di maratone, invece di correrne un paio all’anno, sarà opportuno parteciparne, con gioia…, ad una sola, fissando oculatamente la preparazione, senza lasciare ora più che mai nessun appiglio all’improvvisazione. Le condizioni climatiche sfavorevoli, che un tempo quasi stimolavano le uscite in una sorta di sfida contro le intemperie, ora andranno valutate seriamente come abolizione dei… fattori di rischio, raffreddori o altro, da cui sarebbe faticoso e laborioso guarirne. Gli allenamenti spiccatamente veloci, come le ripetute, diventeranno un semplice ricordo e si opererà meglio, ripiegando sui progressivi o al limite su di un fartlek non esasperato, con minuti di corsa impegnata e di corsa lenta quasi omogenei.

Facciamo un elenco degli “ormai”, poi quello degli “ancora”, perché le cose podistiche non possono che procedere in questa fisiologica sequenza:

                                                                 ORMAI

1- Riduzione del tempo complessivo di una seduta di allenamento;

2- Riduzione del numero delle uscite settimanali (almeno una o due in più);

3- Poiché il recupero è molto rallentato, dargli più tempo;

4- Aumentare possibilmente le ore di sonno, inserendone qualcuna al pomeriggio;

5- Fare maggiore attenzione a tavola, limitando qualche eccezione alla sola domenica;

6- Partecipare a non più di una maratona all’anno;

7- Evitare possibilmente le uscite con l’inclemenza del tempo (pioggia o freddo);

8- Abolizione delle ripetute, privilegiando progressivi e fartlek moderati;

9- Effettuare un solo “lavoro” a settimana e, se occorre, limitarlo alla domenica in gara.

                                                                  ANCORA

1- Correre tranquillamente per un’ora è un’ottima opportunità;

2- Alternare magari i giorni di corsa, consente poi di correre con freschezza;

3- Con un adeguato tempo di recupero effettuato, si può riprendere con buona intensità di corsa;

4- Dormire significa star bene, poiché la stanchezza eccessiva, o lo stress, lo impedisce;

5- Periodicamente, magari settimanalmente, eè possibile godere dei piaceri della tavola;

6- Una sola maratona all’anno, soprattutto per evitare lo stress di più preparazioni;

7- Si può correre con un po’ di pioggia e di freddo, mediante berrettino e guanti;

8- Correndo progressivi e fartlek moderati si consente di sciogliere bene le fasce muscolari;

9- E’ molto utile e importante, poter effettuare anche un solo “lavoro” a settimana.

Infine, una doverosa precisazione. Si è scelto di tacere su di un aspetto, quello sessuale, che pure ha un’incidenza notevole nella “formazione e costituzione podistica” (il “decalogo” non si completa per questa specifica ragione…). Esso è talmente demandato alla sfera personale, che non è permesso a nessuno di violarlo; al limite si sfiora l’audacia nel suggerire solo un flebile consiglio: si faccia tesoro della propria storia ed esperienza in materia, perché per fortuna (o forse per dannazione…) non siamo tutti uguali. In questo “settore” ogni podista preso singolarmente è il maggiore esperto; un po’ come quando si dice che ognuno è medico di sé stesso.

Chi vuole intendere….

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