Cosa, quanto e come bere in una maratona

Ci viene il sospetto che sul come preparare e condurre una maratona si sia detto tutto. Eppure, forse, un qualcosina si può sempre avere l’azzardo di aggiungere, se non altro per esplorare nuovi orizzonti, oppure, come in questo caso, per operare una sorta di utile ripetizione.

Ripetiamo dunque: in una maratona, bere è essenziale, indispensabile. Con il sudore (e in una maratona si suda…) si perdono molti liquidi e sali minerali, che bisogna assolutamente integrare. L’acqua è senz’altro il liquido principale, ma non è il solo. Ci sono anche gli integratori. Vediamo di consigliare una corretta metodologia del bere in una maratona, tenendo presente l’amatore tipo e non certo il professionista che, quasi sempre, predispone lungo tutto il percorso del rifornimento personalizzato.

Consigliamo di bere acqua, ogni 5 km, fino alla “mezza”. Un podista che si è preparato per una gara lunga 42 km, è certamente in grado di non avere un calo di zuccheri e di sali minerali per i primi 20 km. Solo dopo, a partire magari dal 25° km, assumerà qualche barretta energetica sotto forma di gel (sostanza quasi liquida), che avrà portato con sé perché facile da trasportare, insieme all’inseparabile acqua, s’intende, che non mancherà fino al termine della prova. Ecco, un altro rifornimento energetico può essere necessario in vista del fatidico “muro” del 35° km, in vista del quale si darà fondo definitivamente al gel che si è trasportato. Intanto, sempre acqua è ovvio. Ma, quanta acqua? Di solito, al banco del rifornimento si trovano bottigliette d’acqua, oltre ad altre cose. Però, ovviamente, questo non significa che si debba “scolare” l’intera bottiglietta: ne basteranno due rapidi e pieni sorsi; il rimanente potrà servire a bagnarsi le braccia, o la nuca, o anche la testa (avendo cura di privilegiare la parte posteriore del capo, per impedire che l’acqua, cadendo, bagni le scarpe…, che già sono pesanti per fatti loro…). Anzi, diamo volentieri un’altra “dritta”. A volte, sul finire di una maratona, è possibile che qualche volontario, cioè un non addetto specializzato dell’organizzazione, magari una bella ragazza…, impietositosi alla vista della nostra sofferente figura, voglia porgerci un po’ d’acqua, credendo senz’altro di farci cosa gradita. Così, è possibile ritrovarsi alle prese con un bottiglione d’acqua, o con qualche pompa dalla quale sgorga acqua a profusione, per una doccia ristoratrice. Ma, attenzione, questi episodi possono nascondere notevoli insidie, dall’interruzione della concentrazione e del corretto assetto di corsa, fino ad ingurgitare sproporzionate dosi di acqua in grado di gonfiarci oltremisura, e simili. Meglio non distrarsi, dunque, e limitarsi ad un semplice gesto di cortese rifiuto. Concentriamoci invece sul finale della maratona, perché quando si passa il “muro”, per così dire, comincia la vera maratona, quella parte di gara che è una gara a se stante e che mette a dura prova tutta la nostra preparazione e la nostra capacità di soffrire. Questo è il momento anche di bere finalmente delle bevande contenenti sali minerali e non acqua (siamo intorno al 35° km), perché abbiamo bisogno di tutto ciò che può darci energia. E poi perché, mancando ormai pochi km all’arrivo, il rischio di “problemi addominali” derivanti da questo tipo di assunzione, diventa un rischio da poter sostenere.

Una volta giunti al traguardo, ci accorgiamo che vogliamo continuare a bere… Facciamolo senza temere di esagerare…: ce lo meritiamo. E poi, non è mai morto nessuno per… indigestione di acqua!

 

 

 

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