Un segnale di stanchezza

Un amico mi dice di avere un piccolo problema: quando aumenta il ritmo della sua corsa, avverte un fastidio dietro la coscia, per cui è costretto a rallentare, pur di finire l’allenamento. Sospetta si tratti di una lieve contrattura. E’ così? E, se è così, cosa sarebbe consigliabile che facesse?

In realtà, nel muscolo bicipite femorale posteriore della coscia del mio amico (atleta molto veloce, perché sa “ascoltarsi”…) si stanno cominciando a lesionare le fibre muscolari, evidentemente per le notevoli sollecitazioni a cui è sottoposto. D’altronde, il muscolo in questione è forse quello maggiormente interessato alla fase di spinta nell’atto della corsa. Tutti i podisti abituali lo hanno ben sviluppato, basta osservarli da dietro: hanno come una “bolla muscolare” nel retro coscia… Quindi, è un muscolo ben sviluppato a causa dell’incessante lavoro a cui è sottoposto proprio per sua natura fisiologica. Si comprende così facilmente, specialmente in podisti evoluti, come si possa “correre” il rischio che si sovraccarichi.

In questi casi, il corpo lancia al podista interessato un segnale di allarme, costituito da un dolorino, questo in linea generale, cioè nei casi in cui si è impegnati in un allenamento e che quindi alla fase del riscaldamento abbia fatto seguito quella della corsa lenta, per poi manifestarsi allorché si passi ad un’altra più sostenuta. Ecco, ad una maggiore richiesta di “elasticità” il muscolo non risponde con la solita prontezza, tende ad irrigidirsi e a rifiutare di svolgere quel determinato lavoro che si richiede. Questo segnale è il dolorino, il fastidio. Basta che si rallenti e tutto si ricompone nella normalità.

Sarebbe molto diverso il caso se il podista si trovasse in un finale concitato di gara, dove fosse richiesto un suo sprint, oppure se si apprestasse a fare delle ripetute. Molto probabilmente, lo sforzo brusco occorrente per svolgere queste “operazioni”, porterebbe alla manifesta e palese dimostrazione di sofferenza fisica, cioè alla contrattura vera e propria, per la qual cosa sarebbero necessari dai 15 ai 30 giorni di stop (esistono lesioni di 1°, 2° e 3° grado…).

Per scongiurare queste evenienze, ma soprattutto per “controllare” e magari “risolvere” il fastidio che attualmente lamenta, cosa deve fare l’amico mio? Ha subito pensato a stretching e pomate. Sì, certo, soluzioni immediate vanno bene, anzi sono ovvie. Si deve consentire al muscolo lesionato in parte di ristabilire la sua normale efficienza, “accarezzandolo” con un po’ di stretching (quindi, non estremizzandolo…) e massaggiandolo con una pomata decontratturante (specialmente prima di andare a dormire, onde abbinare riposo ed effetto medicamentoso). Però, sarebbe saggio e cauto che lui si concedesse, contemporaneamente, anche un paio di giorni di riposo assoluto: il bicipite femorale posteriore della coscia lo ringrazierebbe!

 

 

 

 

 

 

 

 

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