Non chiedetemi il perché

Quasi non ne posso più…, di sentirmi chiedere dagli ami, circa le prestazioni sportive di Raffaele Colantuono, su come faccia alla sua veneranda età ad ottenere ancora certi tempi… e, d’altronde, considerando che ha iniziato a correre da giovanissimo.

“Ma comme fa’…”, mi chiedono con fare stupito, ammirato e… indagatore…, quasi che sotto sotto volessero “capire e carpire” il grande segreto che sta alla base delle sue incredibili performance e che io, stando nella particolare situazione di essere uno dei suoi migliori amici, e di conoscerlo dunque profondamente, tenga magari celato nel profondo delle mie conoscenze il… terribile segreto, il quale, se fosse giustamente divulgato, potrebbe giovare magari alla moltitudine dei podisti.

“Ma comme fa’…”, sento ripetermi sempre più spesso. A volte perfino da persone non della sua squadra e non della sua città; e a volte, credetemi…, anche da persone del tutto estranee all’ambiente podistico, che mai hanno corso in vita loro e che mai lo faranno…

Ebbene, mi sono deciso a mettere nero su bianco qualcosa che possa finalmente porre un argine a questo tormentone. Almeno lo spero.

Innanzitutto, nulla di Raffaele è segreto, tutto è criptico. Sono universalmente note le sue mezze parole (a parte quelle… urlate, che non fanno testo in questo caso), alcune delle quali sono già apparse on line. Forse, questa loro difficile spiegazione, rende agli altri, a coloro che non vogliono impegnarsi nella comprensione, ulteriormente difficili e oscure le ragioni di Raffaele. E tutto questo contribuisce ad alimentare la leggenda del suo “segreto”.

Una frase del tipo “prima di imparare ad andare forte, bisogna imparare ad andare piano”, non è un gioco di parole, ma una grande verità. Significa che prima di raggiungere una buona velocità di corsa, si deve preparare con costanza e sacrifici il proprio organismo ad una certa fortificazione delle sue componenti, nessuna esclusa. Un’altra del tipo “il mio piatto preferito è pasta e fagioli”, vuol dire invece che l’alimentazione deve essere sana ed equilibrata, senza ricorrere a ritrovati alimentari dati per miracolosi, o ad espedienti particolari…, ci siamo capiti, vero? Un’altra ancora, infine, giusto per chiudere il discorso, del tipo “quando sei martello dagli, quando sei incudine statti”, sta a significare che possono capitare periodi negativi dovuti ad infortuni durante i quali è saggio pazientare e non accelerare troppo i tempi di guarigione. Tutti questi esempi servono a farci comprendere quanto importante deve essere il rispetto della nostra natura. Secondo voi, è qualcosa di “segreto”?

Però, forse, qualcuno penserà che debba essere ricercato nella sua sfera privata, nella sua storia personale, questo qualcosa che lo rende abbastanza unico. Perché, diciamoci la verità, correre una 10 km in 38’, come master 60, non è da tutti…, soprattutto per chi, a quanto è dato sapere, corre… fin quasi dalla nascita. Ecco, sfatiamo un altro tabù: Raffale Colantuono corre da quando aveva 15 anni circa. Fino ad allora, come tutti gli italiani, giocava al calcio, come e quando poteva. In quale ruolo? Ala destra. Ma, molto probabilmente, il suo carattere schivo non gli faceva preferire uno sport di squadra dove, come nella società, ci sono “molti galli a cantare”. E difatti Raffaele rifugge gli aggregati umani, perché difficilmente vi nota persone non egoiste, semplici e buone, che non voglio arrecane danni al loro prossimo, per privilegiare i loro interessi a discapito della comunità. Anzi, in questo è molto perspicace: posso testimoniare che sente “puzza di egoismo” lontano un miglio…! Questo lo fa’ ulteriormente chiudere in se stesso e fortificare nella convinzione di trarre dall’impegno e dal sacrificio personale le sole cose positive che si possono ottenere dalla vita e dalla corsa.

In conclusione, potremmo dire di Raffaele che ha materializzato il detto di Socrate “conosci te stesso”, nel senso che ha molto lavorato di introspezione, è stato sempre insieme al suo organismo, testa compresa, cercandone ambiti e possibilità, con irriducibile tenacia e grande costanza.  E sicuramente madre natura lo ha aiutato, fornendogli un fisico per cui per lui si può dire che è “nato per la corsa”, un fisico che lui ha avuto comunque l’indubbio merito di plasmare e di affinare.

 

 

 

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