Alla crema o alla frutta, ma che gelato sia!

Durante i mesi caldi è quasi ovvio parlare del gelato, sarà perché se ne mangia tanto… Anche noi, ovviamente, non facciamo eccezione e così, degustandone uno a forma di cono, ci sorprendiamo a pensare a questo alimento senza il quale non ci sarebbe l’estate in senso stretto… Diciamo che, mentre nelle altre stagioni ci sono i dolci proverbiali, durante l’estate c’è solo un tipo di dolce, ed è il gelato.

Chi dobbiamo ringraziare per la “scoperta” del gelato? Nessuno in particolare. L’uomo, fin dalla notte dei tempi, ha cercato sempre di conservare i cibi per quando non fosse stato in grado di procurarselo e mediante il freddo ha spesso sopperito a tale necessità. Ma molto probabilmente, qualche siciliano del 18° trasferitosi a Parigi nell’allora Francia illuministica ed espansionistica, introdusse una particolare lavorazione atta a produrre questa prelibatezza per il palato. Fatto sta che il prodotto si diffuse rapidamente in tutte le popolazioni influenzate dalle imprese dei francesi. Celebre ed indicativa al riguardo la scena del film “Miseria e nobiltà”, di quando arrivano i gelati nella ricca casa di Gaetano Semmolone (il cuoco che ha ereditato una fortuna) e Totò dice in modo estasiato: “I gelati, uelà!”, affrettandosi a prendere avidamente il suo.

Come si fa’ un gelato? Intanto, il gelato è un prodotto fatto con latte, panna, zuccheri e frutta. A differenza ad esempio del sorbetto che è fatto con gli stessi ingredienti ad eccezione del latte. Oggi, poiché la richiesta riguarda tutte le fasce di popolazione, si producono gelati anche per gli intolleranti. Questa, per sommi capi, la lavorazione:

DOSAGGIO                  E’ la preparazione dei vari ingredienti nelle quantità opportune;

MISCELAZIONE           Il primo elemento introdotto è il latte, poi seguono tutti gli altri;

PASTORIZZAZIONE    E’ il trattamento termico che conferisce stabilità biologica e igienicità;

MATURAZIONE          Si mantiene il prodotto a 4°C per circa 10 ore, per ottenere l’amalgama;

MANTECAZIONE        Si trasforma la miscela in gelato, passando dallo stato liquido a quello solido;

CONSERVAZIONE       Avviene ad una temperatura di almeno -18°C.

Infine, viene esposto alla temperatura di somministrazione a -15°C. E, a proposito di consumarlo…, cosa deve pensare al riguardo il podista? Che sia buono lo sa, così fresco e dolce, ma quali reali effetti ha sulla sua corsa? Il gelato è un valido dessert in vista di un allenamento, o un semplice spuntino in ogni evenienza, anche dopo uno sforzo fisico. Nei giorni in cui si è programmato un allenamento pomeridiano, si può concludere il pranzo (il classico monopiatto è da preferire) con un gelato. Invece, nei casi in cui bisogna reintegrare le energie spese a causa di un allenamento intenso o di aver partecipato a una gara, il gelato (sciolto lentamente in bocca) rappresenta forse la soluzione ideale. Inoltre, sempre in questo caso, mangiare un gelato consente di ripristinare la giusta temperatura corporea.

In passato si è qualche volta dibattuto sulla digeribilità del gelato. Ma è sempre la stessa storia… Qualsiasi alimento, se ingerito in dosi smodate, non produce nell’organismo i benefici potenziali che possiede. Prendiamo un solo caso, quello del latte. Fa’ tanto bene, che è chiamato “il sangue bianco”: possiede praticamente tutte le sostanze di cui abbisogniamo. Ma se ne beviamo più di un litro al giorno, andiamo incontro non a benefici, ma a… malefici. Come in tutte le cose, d’altronde, una certa moderazione è sempre consigliabile. Non è detto che noi si passi l’intera estate sempre a mangiare il gelato!

 

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