Le cose che non vanno

Ho appena letto un commento, positivo, circa una gara appena conclusa. So già che altri commenti, di altri podisti, si avvicenderanno per rimarcare la bontà della manifestazione in oggetto e per elargire qualche buon consiglio, onde ovviare ad un qualche lieve difetto organizzativo. La differenza fra il primo commento e quelli che certamente si succederanno è che il primo è stringato ed essenziale, e raccoglie in estrema sintesi tutta la saggezza di chi ha dedicato la propria vita alla corsa mai cercandone un tornaconto che non fosse meramente sportivo; mentre gli altri, scusatemi e concedetemi l’espressione, scimmiottano placet e consensi, come se la manifestazione abbisognasse della loro sagace approvazione per essere annoverata come gara ben riuscita.

In realtà, le cose non vanno bene, o non vanno completamente bene. Quando si dice (primo commento) che sarebbe meglio premiare i primi dieci in assoluto e, per una gara di 10 km, premiare i primi 3 di categoria M/F e non superare la quota di iscrizione di 5 euro, si afferma che bisognerebbe sfrondare il campo da tutti gli opportunismi legate alle corse su strada. Seguite il mio ragionamento, abbiate pazienza, perché mi sembra di aver individuato le “dolenti note”:

“Eccessivo numero di partecipanti” – Una volta gli assoluti (gli attuali Senior) correvano fra di loro, così come gli amatori (gli attuali Master). Poi avvenne (non voglio dire come e dove) che una manifestazione podistica molto in voga che raggiungeva l’allora incredibile numero di circa 500 partecipanti, volle effettuare il cosiddetto “salto di qualità” e “ingaggiò” atleti africani. Da allora si corre “tutti insieme appassionatamente” e ormai lo standard partecipativo è di un migliaio di podisti. Nessun problema, pagano gli sponsor e… gli atleti amatori. Si verifica che gli atleti d’elite hanno compensi per la loro partecipazione con in più i premi che sicuramente saranno in grado di vincere; mentre gli atleti amatori, a fronte dell’esorbitante tassa di iscrizione che pagheranno, saranno ricompensati dal “ricco pacco-gara” (che poi tanto ricco il più delle volte non sarà…).

“Servizi igienici inadeguati” – Non si tiene in debito conto che l’elevato numero di partecipanti indurrebbe… ,“per necessità”…, la dotazione di servici igienici appropriati, per quantità e qualità. Invece, avete notato? In media, mille atleti (e ci sono molte donne…) e si intravedono, e non sempre, una mezza dozzina di bagni (per altro “impraticabili” per… la ressa e le sostanze che si formano…). Per tanto, i Comuni ove si svolgono queste manifestazioni non dovrebbero dare l’assenso. Ma poiché in Italia molto si svolge nel superficiale e poiché si vuole proditoriamente sbandierare la promozione e la diffusione dello sport…, ci si affida ai bar presenti nella zona. E, neanche a farlo apposta, qualche volta nei bar i bagni non funzionano…!

“Parcheggi aleatori” – Ebbene sì. La prima cosa che il podista fa’ quando arriva laddove è fissato il raduno, è preoccuparsi del parcheggio. Il povero podista è rassegnato già in partenza: trovare un parcheggio, possibilmente gratis. A volte ci riesce, altre no. A volte (quasi sempre) ci si arrangia (e si posiziona l’automobile nel verso per il rapido ritorno…). Cioè, prima ancora del pettorale, il povero podista deve preoccuparsi del posto-auto e, quando lo ha trovato…, guardatelo: ha in volto il senso della serenità. Ha ragione, visto le centinaia di automobili. Si chiede: “Ma come ho fatto? Sono stato proprio bravo!”

“Dubbi sugli organizzatori” – Fino agli anni ’90 non esistevano gli “organizzatori” di gare podistiche. Ogni società podistica organizzava la sua gara, mediante le attività dei suoi iscritti; e così il circuito annuale delle gare era assicurato. Chiediamoci perché sono sorte società di organizzatori. E’ mai possibile che delle persone allestiscono gare con un migliaio di partecipanti, sia pure mediante la collaborazione di sponsor, per il solo… spirito sportivo? Impiegano energie, tempo e via discorrendo e poi, esaurita la manifestazione non sono “esauriti” a loro volta? Perché la ripropongono, la manifestazione? Certo, una gara moderna, così come ormai la si vuole concepire, necessita di un pool di collaboratori che vanno anche compensati. Però, resta il legittimo sospetto di una qualche convenienza.

“Dubbi sugli amatori” – Vorrei ancora chiamarli così, i master. Essi vennero chiamati in questo modo, agli inizi, perché la parola “amatore significa “appassionato”, “dilettante”. E infatti gli amatori di una volta correvano per una medaglia, conseguendo tempi che oggi farebbero rabbrvidire. Posso assicurare che chi correva a 5’ al km in una gara di 10 km arrivava nelle ultimissime posizioni, mentre oggi a tale ritmo si arriva quasi al… centro della classifica generale. Ora i master corrono per il “ricco pacco-gara” (guai se sul volantino della manifestazione non è reclamizzato…); essi sanno già in partenza che a casa porteranno qualcosa, a fronte degli esorbitanti euro che hanno dovuto pagare per iscriversi; così come sanno che fra il loro pacco-gara e il premio per i primi 150-200 arrivati in classifica indipendentemente dalle categorie di appartenenza, non c’è quasi differenza. Quindi, conviene partecipare. E infine, chiamatemi pure misogino, che dire dei volantini che recano la dicitura “saranno premiate tutte le donne regolarmente giunte al traguardo”? Lo spirito sportivo non implica comunque una certa forma di agonismo?

Mi fermo qui, per il momento.

 

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