La “manica” di Monza

Senza volere offendere nessuno, qui per “manica” s’intende quel manipolo di atleti (e non solo) che hanno organizzato il tentativo di battere il record mondiale sulla maratona, sotto l’egida di un noto marchio di calzature sportive (Nike). Siamo stati subito contrari a questa iniziativa, perché crediamo poco ai progetti commerciali. Come definire altrimenti questo tentativo, se non un modo plateale di mettere in primo piano il prodotto industriale a discapito di quello sportivo? Forse, ci sbagliamo, ma abbiamo intravisto nell’avvenimento un “tentativo” non di battere un record prestigioso e un fatidico e storico muro, bensì un “tentativo” di dare risonanza e visibilità ad una nuova calzatura, che si dice tra l’altro essere ancora in via di sperimentazione. Se poi vogliamo anche aggiungere che in via preventiva le autorità competenti si sono affrettate a dichiarare che l’eventuale record non sarebbe stato omologabile, allora il discorso si fa’ meno dipanante.

Per parte nostra restiamo del parere che lo sport dovrebbe mirare non ai record cronometrici, ma a… quelli della partecipazione. Preferiremmo sapere che i tanti ragazzi impegnati dalle multinazionali a fabbricare queste scarpe sportive per tante ore e pochi euro di salario, fossero impegnati invece a correre per le strade del mondo proprio con questi prodotti, che essi contribuiscono a fabbricare, ma che non potranno mai usare, sia per mancanza di soldi che di… tempo libero!

Qualcuno potrebbe pensare che siamo di parte e che viviamo lontani dal mondo reale. Lasciamo che lo pensino. Tuttavia, pur non avendo l’intenzione di fare una cosa scientifica e statistica, ci siamo presi la briga di sentire alcuni autorevoli pareri, sia di runner professionisti che di validi amatori.

Stefano Baldini (oro olimpico alla maratona di Atene del 2004) – “Una 42 km vera appesantisce i tempi: asfalto liscio, senza una buca, un cordolo, un marciapiede, un dislivello: il bello dell’atletica, insomma.”

Gelindo Bordin (oro olimpico alla martona di Seul 1988) – “L’auto che scandiva il ritmo… In una maratona la difficoltà maggiore la trovi nel mantenere l’andatura. Una gara ti costringe ad accelerare quando non vorresti, a cambiare il passo…, ed è questo che ti spezza le gambe e alimenta la fatica.”

Francesco Tortora (Atletica Scafati) – “Se un qualsiasi atleta compie un’impresa del genere, da “pulito”, giù il cappello! Non sarà comunque omologato, ma sono sempre 42 km e 195 metri corsi sotto le due ore!”

Nicola Severini (Atletica Brentella) – “In questa prova, perché non può definirsi gara, visto l’assenza di avversari e l’uso smodato di lepri, non ha senso il tempo ottenuto. Poi, fatto su di un percorso estremamente performante (poche curve, altimetria nulla)…!”

Per la cronaca, Eliud Kipchoge ha corso i fatidici 42,195 metri nell’incredibile tempo di 2h 00’ 25”. Quindi, il record non è stato abbattuto, ma lo spettacolo è stato garantito. Ha vinto lo sport o il business?

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