Eugenio e il fartlek

Uno dei miei migliori amici del “viale dello sport” è senza dubbio Eugenio. Egli, benché contrario agli “amarcord”, perché preferisce il presente, spesso mi sorprende: si affianca, silenzioso, mi ascolta e poi mi chiede qualcosa. E lo fa’, io credo, quasi con dolcezza, con tenerezza. Non posso non dargli una risposta che gli testimoni l’affetto che ho per lui.

L’altra mattina, allorché dicevo a Gerardo dell’opportunità di fare qualche seduta di fartlek, ha avuto un sobbalzo:

“E che rè, stu fartlek?!”

Questa metodologia di allenamento fu introdotta nell’Atletica Leggera dagli atleti finnici. La parola “fartlek”, grosso modo, significa “giochi di velocità”. E’ utile a chi vuole diversificare le ripetute (atleta di livello), o a chi ha ormai raggiunto un certo limite di età e non può più sostenere certi carichi di lavoro (atleti come me e Gerardo…). Ma il fartlek è utile anche, cosa da non trascurare assolutamente, per “sciogliere le gambe” e migliorare la falcata, di cui ogni atleta, a qualunque livello appartenga, ha periodicamente bisogno.

In concreto, esso consiste nel percorrere un tratto (rigorosamente misurato) di corsa lenta e, senza fermarsi un altro tratto (rigorosamente misurato) di corsa veloce. Una valida variante vuole che si corra lentamente per un certo numero di minuti e poi velocemente per un minor numero di minuti (quasi la metà).

Prendiamo il caso del “viale dello sport”: “Mi segui, Eugè”?

Si inizia dal contenitore giallo e si corre al ritmo di corsa lenta fino a quasi la fine del tratto in discesa, sulle penultime strisce pedonali, dopo aver percorso 800 metri, di cui 250 in salita; a quel punto mancano 300 metri per ritornare al contenitore giallo; ed è qui che si sprigiona la massima velocità possibile. Lo si fa’ per 7/8 volte, dopo che si è corso per un 20’ di fondamentale riscaldamento (in realtà, 3 giri di “viale”).

“Vuò sapè ‘e tiemp’, Eugè”?

Questi dipendono dal soggetto e dal…periodo che attraversa. Con Gerardo, il mese scorso, dopo aver chiuso una gara di 10 km in 46’, corremmo il tratto di 800 metri in 6’ e quello di 300 metri in 1’ e 10”. Che dici, vuoi cimentarti?

 

 

 

 

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