La differenza fra l’ “io” e il “noi”

Caro podista moderno,

ti scrivo per dirti alcune cose che possono chiariti meglio il mondo che hai conosciuto da pochi anni e nel quale qualche volta ti senti spaesato e confuso, perché assisti a delle scene alle quali non sai dare una giustificazione plausibile e che lasciano in cuor tuo un retrogusto amaro di perplessità.

Come puoi facilmente immaginare, tutto questo nasce da un certo passato che adesso cercherò di esplicitarti, sperando tu abbia la pazienza di seguirmi dal momento che quando si ricorre alle cose avvenute nel tempo passato, per spiegare il presente, si rischia spesso di annoiare per quel malinteso concetto adesso imperante che è fatica sprecata, come se l’oggi non fosse diretta conseguenza dello ieri.

Ieri e oggi sono due tempi differenti, ma collegati. E tempi sono cambiati. Ieri, ad esempio, si correva per una coppa o una medaglia. Oggi, invece, si corre per un “ricco pacco gara”. Ieri, erano gli stessi corridori d’elite (tutti rigorosamente italiani…) ad organizzare le gare, con pochi mezzi, moltissimo entusiasmo e nessun… tornaconto se non la soddisfazione di vedere gente correre per il proprio paese. Oggi, con l’evoluzione della società (… ma è vera evoluzione?…), con i moderni sistemi comunicativi, i quali hanno aumentato notevolmente la cosiddetta “visibilità” con gli appetiti di una congerie di persone (sponsor, organizzatori, eccetera), che hanno intravisto che dal mondo dell’atletica si può guadagnare qualcosa di soldi, ecco che ci ritroviamo con una nuova figura di podista. Tale figura, però, non corrisponde all’archetipo del podista fine anno 2000.

Ora, il podista che si affaccia all’atletica è attratto dai “numeri” e dai “ricchi premi  e cotillon”: mille partecipanti…, i primi duecento saranno premiati…, tutte le donne che taglieranno regolarmente il traguardo…, eccetera. E non si accorgono, anzi, non vogliono accorgersi, che guadagnano tutti da questo carrozzone…, tranne loro.

Tu, caro podista moderno, mi chiederai: “Perché lo fanno?” Ma è chiaro, per “esserci”. In questo spettacolo devono avere un posto, magari in prima fila. Eppure, di conseguenza, c’è un altro aspetto su cui riflettere. Fa’ attenzione. Tutte le persone (parlo di persone, non necessariamente di podisti), mettono il proprio “io” davanti al “noi”. Quando si iscrivono in una società, agiscono sotto questo influsso. Intanto, si iscrivono in una società, perché così sono sgravati da svariate incombenze e poi perché, non potendo risultare primi individualmente, almeno sperano di esserlo come squadra, cercando di attestare la loro partecipazione laddove intravedono un numero elevato di aderenti. Ad esempio, prima di iscriversi ad una gara, ripeto, i podisti moderni delle varie società, si chiedono se convenga loro partecipare (pacco gara, premio di società e simili). Capisci? L’ “io” prevale sul “noi”.

Mettiti nei loro panni, anzi…, nei loro completini. Ma come faranno a capire, a intuire, le tue perplessità? Essi hanno cominciato a correre in gare con oltre mille partecipanti (quando una volta raramente si superavano i trecento), pagando  molti euro (con la certezza di rifarsi parzialmente con il ricco pacco gara), sopportando la quasi sistematica carenza dei bagni igienici adeguati e di qualche norma di sicurezza disattesa (cose tipiche degli affollamenti), gli imbrogli e le brighe di atleti pur di raggiungere certi scopi (anche queste tipiche degli affollamenti), le ignoranze dei vari regolamenti e normative legate al mondo del podismo (dovute al superficialismo col quale si affrontano gli avvenimenti), eccetera. In effetti, il concetto di squadra è molto relativo, e così il “noi” prevale nettamente sull’ “io”.

In conclusione? Non ho una conclusione. O forse sì. Tutto dipende dal fatto che gli esseri umani vorrebbero tanto “avere” un vero amico, ma pochi cercano di “essere” un vero amico. E i podisti moderni, mio caro, si sono fatti coinvolgere da questo modo di concepire la vita: prima “avere” e poi, eventualmente, “essere”, quando è vero, o dovrebbe essere vero, proprio il contrario.

Un abbraccio.

 

 

 

 

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