Gli esordi podistici in una famiglia

“Sarà capitato anche a voi”, diceva una nota e divertente canzonetta degli anni 70, “di avere una musica in testa”…, una volta che avete cominciato a correre…, di partecipare a una maratona.

E’ un pensiero quasi fisso, anzi, senza quasi. Nel nuovo podista, s’insinua nella sua mente, prima in maniera subdola, poi eclatante, assumendo le sembianze della inevitabilità: non può esistere… in natura podistica…, un nuovo podista che non pensi, unicamente e ciecamente, alla sua prima maratona. Purtroppo, però, nella stragrande maggioranza dei casi, il podista non è solo; ha una famiglia. E, senza che possa rendersene conto, non è… da solo a correre la maratona!

Succede che cambia anche il lessico familiare. Quello che una volta era “andare al supermercato”, ora diventa “il giro dei 5 km”; quello che era “andare a comprare da mangiare”, ora diventa “fare il pieno di carboidrati”; quello che era “comprare un indumento”, ora diventa “comprare una maglietta tecnica”; quello che era “comprare verdure”, ora diventa “assumere delle fibre”; quello che era “cammina un po’ alla svelta”, ora diventa “fa’ una corsa media”; quello che era “andare a lavorare”, ora diventa “fare un allenamento intenso”…

Immaginiamo quanto debba pesare nei familiari dell’aspirante maratoneta questa situazione. Poche settimane prima ha cominciato la moglie, preoccupata dal dimagrimento del marito, a chiedergli allarmata:

“Ma ti senti bene?”

Ovviamente, il discorso per questo caso vale anche all’incontrario, cioè al femminile. Ma, poiché le donne sono abituate a fare tutto da sole, le cose proprie e le altrui, prendiamo in considerazione solo il tipico maschio che, magari senza rendersene conto, rende… la vita impossibile a tutto il resto della famiglia. Dicevamo che la moglie chiede al marito se si sente bene. Infatti, è molto dimagrito, anche se non sembra di star male, anzi, ha un aspetto ringiovanito. Ella comincia a credere, a giudicare dagli occhi scintillanti di gioia che gli vede da un po’ di tempo stampigliati sulla faccia, che forse, chissà, ha una storiellina con qualcuna delle podiste che lui stesso racconta frequentano gare e allenamenti. D’altronde, a pensarci bene, lo ha sentito ripetere in più di un’ccasione:

“Eh…, io piaccio…”

Ma è soprattutto sull’alimentazione che la famiglia è sconvolta nelle sue abitudini. Intanto, già alle prime luci dell’alba lo si sente aggirarsi in cucina a prepararsi il caffè, quando prima il suo nemico giurato era la sveglia. Quale metamorfosi straordinaria. Figurarsi che lo fa’ anche di domenica, uscire ancora al buio, per andare a correre o a gareggiare, che poi è lo stesso. Quando prima, di domenica, non si alzava letteralmente dal letto se non scoccavano almeno le undici! Ecco, alla domenica, appena si alzava dal letto la sua prima domanda era:

“Cosa si mangia a pranzo?”

E guai se non erano intingoli vari, super conditi, con l’olio “galleggiante”, con tutte le pietanze “dolci di sale” come pretendeva che fossero. Ora, invece, guai se nota qualche goccia di olio sui cibi e ancora guai se gli alimenti cucinati non risultano leggermente insipidi, perché dice:

“I cibi salati fanno male, meglio limitare il sale all’essenziale.”

Figurarsi lo scombussolamento nella famiglia dell’aspirante maratoneta nel lungo periodo della preparazione. Da brividi! Tutta la famiglia deve partecipare alle sue ansie, ai suoi timori, ai suoi sbalzi di umore: un piccolo infortunio, un “lavoro” non andato come avrebbe dovuto, la scelta della scarpa da usare in quell’occasione… Insomma, un inferno. Perciò comprendiamo perfettamente la signora quando l’altro giorno ha chiesto al marito (noi, senza averne l’intenzione, abbiamo sentito il dialogo):

“Ma quand’è che hai questa maratona?”

“Domenica prossima, perché?”

“NUN CIA’ FACCIO CCHIU’!!!”

 

 

 

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