Blade runner e le lacrime nella pioggia

 

Chissà perché negli ultimi giorni penso spesso alla scena finale del film “Blade runner”, a quel suggestivo monologo dell’androide:

“Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser… E tutti quei momenti andranno perduti come lacrime nella pioggia: è tempo di morire…”

Sarà perché per me “runner” significa “podista”, e tutto ciò che lo ricorda mi resta impresso nella mente. O anche perché “blade” significa “lama”e mi sembra sia giusto che io “tagli” con un certo passato. Oppure perché quello che ho visto negli ultimi tempi mi sembra fantascientifico, o comunque frutto di una qualche mente particolare, che ha ordito una trama a dir poco squallida, in grado di farmi pentire di aver dimenticato che possano esistere persone dai 40 anni in su che fanno cose “lontane anni luce” dalla mia considerazione dei valori della vita e dello sport.

“Ho visto cose che voi podisti non potreste immaginarvi. Podisti mutare aspetto e atteggiamento alla vista di pochi euro, senza avere dignità. E ho visto i raggi della rabbia balenare nei loro occhi alla vista di chi invece resta nella coerenza più semplice e assoluta…”

Sarà, boh, che ne so? Ho pensato a quel monologo, che l’androide Roy, prima di lasciarsi  morire, rivolge all’agente Deckard, incaricato di catturarlo:

 “Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi…”

E infatti non potremo mai immaginarci i bastioni di Orione, per la pratica impossibilità di trovarci in quel determinato luogo, né sapremo mai immaginarci cosa siano questi fantomatici raggi B, per non dire poi delle porte di Tannhauser. Non lo potremo mai immaginare, cioè, cosa cova nel profondo di ogni animo umano, singolarmente e meravigliosamente imperscrutabile. E dovremmo avere una nostalgica pietà per tutti, noi compresi, perché tutto quello che faremo, diremo, penseremo…, andrà perduto come lacrime nella pioggia.

Se dimentichiamo questa nostra caducità, questo nostro fugace e insignificante passaggio nella vita dell’universo, se ci atteggiamo a signori e padroni del nostro tempo e delle nostre decisioni, se ci limiteremo al puerile disbrigo di pratiche quotidiane e se, soprattutto, sporcheremo la nostra vita con scelte di opportunismo e di cattiverie,  daremo ragione al commento finale di Deckard, il quale si schernisce col suo superiore che gli fa’ i complimenti per il successo della missione e del fatto che sia ancora in vita, rispondendogli:

“… Sempre che questo sia vivere.”

 

 

 

 

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