Intervista (impossibile) a Pietro Mennea

Non è vero che chi muore ci lascia veramente. In noi, soprattutto se quando era in vita è stato un punto di riferimento costante, vive ancora oltreché nel ricordo anche nell’attualità. Quello che ha fatto e quello che ha detto ci accompagna, ancora, tutti i giorni. La sua è una presenza tuttora costante e “viva”. Spesso, all’improvviso, e senza che noi si abbia in apparenza una ragione plausibile, ci sorprendiamo a parlare con lui; e questa intervista ne è un classico esempio.

“podisticamente.it” – Sono anni che l’Atletica Leggera italiana non si distingue nelle competizioni internazionali… E’ questa l’amara realtà…

Pietro Mennea – Eh sì, purtroppo…

 “podisticamente.it” – E la situazione non sembra incoraggiare la speranza… Si pensava che alle ultime elezioni federali ci sarebbe stato un qualche cambiamento, anche per una presa d’atto di una conduzione che non ha prodotto nessun risultato; e invece… Sembra che a qualcuno faccia comodo questa situazione…, o che ci sia in giro molta rassegnazione…

Pietro Mennea – Secondo me…, è vera la prima e la seconda cosa: le “poltrone” sono rimaste quelle e la gente ormai non crede più possibile un qualche cambiamento. Si ha l’impressione, ma non soltanto in Atletica, che in Italia si sia perso quell’istinto alla polemica attiva e critica, con lo scopo di modificare e migliorare gli assetti attuali, che manchi proprio l’energia non solo per farli, ma anche e soprattutto per pensarli.

 “podisticamente.it” – Niente a che vedere con la tua tenacia, la tua caparbietà…

Pietro Mennea – No, è che sono cambiati i tempi. Prima, se non si avevano mezzi a sufficienza, uno s’industriava; ora, anche chi non è benestante possiede tutti gli strumenti per accedere ai consumi. Ecco il problema; si ha l’accesso ai consumi, ma non ci si prepara per meritarseli, questi consumi. Le cose passano fra le persone senza formare le coscienze, individuali e collettive.

 “podisticamente.it” – Facciamo fatica a seguirti… Si vede che hai studiato… A proposito…, ma quante lauree hai conseguito?

Pietro Mennea – ISEF, Scienze Motorie, Giurisprudenza, Scienze Politiche e Lettere. In realtà, per me, non è cambiato niente: mi allenavo al mattino e al pomeriggio, diciamo per diverse ore al giorno, ma… non per l’intera giornata. Avevo sempre a disposizione del tempo libero, che è poi perfino aumentato quando ho smesso con l’Atletica. Qualcuno dice che oggi i giovani hanno più distrazioni. Ma questo si diceva anche quando io ero ragazzo… La verità è che ogni epoca ha le sue distrazioni e che resta ai singoli la scelta di impegnarsi o grogiolarsi nell’attesa di un qualche evento fortunato. Per quanto mi riguarda, se vogliamo parlare di fortuna, io ho avuto la fortuna di scegliere la strada dell’impegno, duro e costante, che può portare a qualche risultato. Debbo però ammettere che non è facile per nessuno fare una scelta del genere. Forse dipende dal carattere innato che si ha dalla nascita, non so. Perciò parlo di fortuna, e perciò ritengo di non poter essere un buon insegnante e di non essere in grado di insegnare a nessuno. E così, nella consapevolezza di poter essere soltanto un buon alunno, uno di quelli che sgobba, mi sono messo d’impegno, tra l’altro, da autodidatta, per quanto ho potuto. Lo stesso Carlo Vittori, mio ottimo amico e maestro, non poteva capire il fuoco che mi portavo dentro… Fortuna, non può essere che fortuna, anche se innaffiata e resa viva giorno per giorno da testarda applicazione.

 “podisticamente.it” –  Torniamo all’Atletica Leggera italiana e alle sue attuali… “discutibili” condizioni. Cosa faresti tu, per risollevarle?

Pietro Mennea – Non ho mai creduto che una singola persona possa risolvere una situazione complessa, in qualsiasi “campo”… Credo che debba avvenire come alla fine della seconda guerra mondiale, quando un intero popolo si rimboccò le mani per la ricostruzione. Alla fine di un ciclo, di un periodo, si deve poi risalire e ricominciare. Bisogna prima toccare il fondo, però, bisogna cioè che si esauriscano i valori che hanno sorretto, nel bene e nel male, un’intera generazione. Non è certamente colpa dei soli Giomi & C. se l’Atletica Leggera italiana versa in queste ultime precarie condizioni…; è occorso “il contributo” di tutta una serie di personaggi e di situazioni che, attenzione, non sono solo sportive. Quando si dice che non si risolverebbe niente e che ci vorrebbe, se esistesse, solo la bacchetta magica, non ci si discosta, purtroppo, molto dal vero.

“podisticamente.it” – Sei pessimista, dunque.

Pietro Mennea – No, realista.

 “podisticamente.it” – Cosa dobbiamo dire allora ai giovani, che sono il futuro dell’Atletica…?

Pietro Mennea – Ai giovani non bisogna mai dire niente, c’è il rischio che facciano il contrario: si deve dare l’esempio. Affrontare la vita con semplicità e impegno, con orgoglio e tenacia, nel perseguire giorno dopo giorno obiettivi che possono anche sembrare irrealizzabili, senza mai lamentarsi, senza mai incattivirsi con la sorte o con gli altri, senza cedere a favoritismi e credere unicamente nelle proprie forze.

“podisticamente.it” – Cosa prevedi dunque per il futuro dell’Atletica e dell’Italia?

Pietro Mennea – Per quanti sforzi io faccia per pensare che tutto alla fine andrà bene…, ho delle serie perplessità… Troppe difficoltà, economiche, sociali, culturali…, atletiche… Certo, l’Atletica è il prodotto di una società e dei valori che la sorreggono. Attualmente, non è lecito pensare che si possano migliorare i problemi indotti da una globalizzazione selvaggia, cioè fatta ricadere sulle spalle dei cittadini senza una necessaria preparazione o, al limite, data in malafede. Si dovevano spiegare bene ai cittadini le nuove realtà, irrinunciabili, che si andavano ad affrontare e, d’altra parte, i cittadini si dovevano muovere nel prepararsi al cambiamento, o meglio, all’evoluzione. Invece, si è fatto tutto con cupidigia politica da un lato e con colpevole superficialismo da un altro lato. E così ci ritroviamo una società sempre più “multietnicamente” confusa, dove affiorano egoismi, populismi, divisioni, settarismi, delinquenza, eccetera eccetera. L’Atletica si trova nel mezzo di questa situazione, confusa ed incerta, spaesata e debole… Fino a quando non impareremo a convivere con queste nuove problematiche, se mai vi riusciremo, l’Atletica non si risolleverà, purtroppo… Anzi, proprio l’Atletica e lo sport in generale, potrebbe essere proposto alle future generazioni come modello da seguire. Gareggiando con avversari che hanno diverse provenienze ed… epidermidi…, s’impara cos’è veramente la vita su questo pianeta: una lotta, anche decisa e dura, ma nel rispetto di sé stesso e degli altri.

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