L’isola dei famosi… degli allenatori!

Stiamo sempre a pensare, e a rimuginare, cosa può aver “indotto e ridotto” l’Atletica Leggera italiana nel baratro in cui è precipitata negli ultimi anni. Le ragioni sono quelle che solitamente tutti gli appassionati lamentiamo: assenza dello Stato, mancanza di fondi e di strutture, programmi scolastici dell’infanzia inadeguati a formare una cultura sportiva che sia degna di questo nome, mancanza di incentivi verso i giovani che improvvisamente spuntano come fiori nel deserto. Ma…, e se fosse anche per una mancanza di allenatori?

Immaginiamo l’obiezione: si è sempre saputo…, la mancanza di strutture. Però, ci frulla nella testa un qualcosa di diverso dal solito piagnone, un’idea magari banale e inattuabile che potrebbe andare incontro ad un contatto più diretto fra l’allenatore e i giovani promettenti che, comunque, si… ostinano ogni tanto ad affiorare dal grigiore generale.

L’idea ci è giunta da tempo, da quando abbiamo notato che la conquista di titoli continentali e intercontinentali è stata sempre accompagnata, in passato, dalla presenza di autorevoli (per ammissione degli stessi atleti) allenatori. Indichiamo pure qualche “binomio”: Pizzolato-Lenzi; Bordin-Gigliotti, Cova-Rondelli, Mennea-Vittori, eccetera. Cioè, la federazione di atletica leggera ha nel suo organico la figura dell’allenatore, ma solo a livello centrale. Bisognerebbe creare la figura dell’allenatore federale “regionale”, col compito di coordinare tutte le attività del territorio, di selezionarle, oltreché quello di promuoverle, e di curare gli elementi più promettenti.

Ora, la federazione di atletica leggera è organizzata, a livello regionale, con una buona attività di formazione tecnica, ma che resta ai margini di un contatto diretto, fondamentale per i ragazzi, delegando agli istruttori che forma il compito di accompagnarli verso la crescita atletica. Riteniamo invece che sarebbe opportuno integrare questi validi collaboratori, perché restano pur sempre dei “privati”, senza un vincolo di responsabilità continuativa e certificata in grado di sostenerli nella loro attività la quale dipende, in questo stato di cose, solo dall’entusiasmo individuale e non da una programmazione federale.

Sembra infatti, e lo è, che gli allenatori di atletica leggera siano relegati su di… un’isola dei famosi; famosi per essere lasciati soli di fronte al gran mare dei bisogni dell’atletica giovanile, e non solo.

 

 

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