Fibre bianche e fibre rosse

Sembra un paradosso, ma un podista che voglia aumentare la velocità delle sue prestazioni in gara, deve allenarsi anche con la corsa lenta, non solo con quella veloce. Ma come, si potrebbe pensare, per andare veloci bisogna andare lenti? Cerchiamo di spiegare.

Per prima cosa, come funziona un muscolo e come si ottiene il movimento? Ogni muscolo è formato da un certo numero di “fascicoli”, detti “fibre muscolari”. La chimica liberata dalle reazioni metaboliche delle fibre muscolari si trasforma in energia, ragione per cui si ottiene il movimento. La reazione metabolica si materializza con una “contrazione” del muscolo. All’interno di ogni muscolo si riconoscono due differenti tipi di fibre classificate in base alla loro velocità di contrazione, nonché alla loro consequenziaria resistenza alla fatica. Infatti, ad una elevata velocità di contrazione che corrisponde ad un’altrettanta elevata potenza espressa, non può corrispondere ovviamente anche una elevata capacità di resistenza allo sforzo. Per cui, ecco, abbiamo all’interno del muscolo, le fibre bianche e le fibre rosse.

Le fibre bianche sono a contrazione rapida e intervengono nelle azioni muscolari rapide e intense. A tale attività, sono interessati i rilievi del metabolismo anaerobico. Le fibre rosse sono, invece, a contrazione lenta, adatte per azioni muscolari di minore entità, ma di lunga durata. Sono associate al meccanismo metabolico aerobico. Una curiosità: perché sono chiamate “rosse”? A causa dell’abbondante contenuto di emoglobina e di mitocondri, a differenza di quelle “bianche” che ne hanno evidentemente un contenuto ridotto. Comunque, come detto, in esse la conduzione dello stimolo nervoso non è rapida come nel caso delle bianche, ma molto più stabile e continua nel tempo.

Si osserva nei podisti (ma in genere in tutti gli sportivi di lunga lena) un netto predominio delle fibre bianche: ciò è dovuto, a parte la genetica, ad un processo di adattamento (leggi “allenamento + contesto”) dell’intero organismo.

E’ utile sapere che Il numero delle fibre, geneticamente determinato, rimane costante durante la vita del podista. Quindi, l’allenamento “specifico” non serve ad aumentare “il numero” delle fibre che interessano ai fini del raggiungimento di un determinato obiettivo, ma stimolano solamente l’incremento di volume e la specializzazione del muscolo verso la tipologia richiesta per il fine programmato.

Da tutto quanto esposto (un po’ alla buona…, si ammette), se ne deduce che il podista, se non allena anche le fibre rosse, magari facendo seguire sedute di corsa lenta a quelle dei “lavori”, può andare incontro a fenomeni di stanchezza muscolare (dovuta a quelle fibre non adeguatamente sollecitate), di scompensi metabolici e di incertezze psicologiche in grado di minare alla base la sua determinazione. Detto in altri termini, quando non si corre al ritmo della propria corsa lenta, cioè quando non si allenano le fibre rosse, parte del corpo non è “allenata”, per cui il podista “sente” la fatica tipica di chi è scarsamente allenato. Spesso, per evitare il disagio, aumenta un po’ il ritmo: il corpo ne trae beneficio, perché vi è più abituato; però la conseguenza è che non si verifica del tutto il necessario recupero muscolare. Per cui ci ritroviamo al punto di partenza: è paradossale, ma per correre forte si deve… anche andare piano!

 

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