La lepre in Atletica Leggera

Soffermiamoci un momento sulla “lepre” in Atletica Leggera, su questa figura tanto ricorrente in certe competizioni, quando si vogliono conseguire determinati risultati cronometrici.

La scelta di definire “lepre” un atleta col compito di condurre una gara stando in testa, è nata dalla considerazione che la lepre non è un animale predatore, ed infatti “scappa via”, ad una velocità impressionante, appena si sente minacciata. Altrimenti, non si spiegherebbe come mai, ad esempio, non sia stato “scelto” il ghepardo, animale lui sì predatore, che è in grado di raggiungere la più elevata velocità sulla terra ferma (si calcola, oltre i 100 km/h). D’altronde, facciamoci caso, sarebbe stato per lo meno imbarazzante… chiamare “tigre” siffatto atleta…!

Chiarito questo, però, adesso dobbiamo rivalutare l’atleta “lepre”, per quanti magari avessero l’errata opinione che si tratti di uno sportivo di mezza tacca. Al contrario, sono pochi gli atleti che possono permettersi di esserlo. Fiori di campioni se li scelgono accuratamente e a volte “fanno a gara” per accaparrarseli. Provateci voi, a correre i primi giri di un 1500 metri a 1’…, o a correre una mezza maratona a 1h e 5’…! E non è mica detto che la lepre si ritiri dopo la gara, una volta esaurito il suo compito. Capita anzi che, sull’abbrivio del ritmo da lui stesso imposto alla gara, il campione più accreditato crolli di schianto, per non essere riuscito a reggere la velocità che in partenza aveva programmato e che quindi la lepre s’involi in solitudine verso l’insperato, ma non impossibile per la sua caratura tecnica, traguardo.

Alla maratona di Los Angeles del 1994, Paul Pikington portò a termine la sua fatica, sorprendentemente partendo da lepre per Luca Barzagli, arrivando primo in 2h 12’ 13”. E l’anno successivo, alla maratona di Antwerp (Belgio), Eddy Hellebuych, dopo essere passato come da programma in 1h 06’ 30” a metà gara, poco dopo, accortosi che al 25° era rimasto solo soletto… continuò con il suo ritmo e concluse la maratona con 10’ di vantaggio sul secondo, in 2h 11’ 50”. Sembrò, in quegli anni, quasi una… maledizione! Qualcuno cominciò a pensare che forse era meglio affidarsi alle lepri soltanto alle gare su pista…

Ma poi, in epoca molto più recente, si perse il ricordo, anche per merito di grandi campioni che si avvalsero un’altra volta di lepri, che spesso erano loro giovani… tirocinanti. E’ il caso, ad esempio, dell’immenso Gebrselassie… Almeno fino alla doccia fredda dell’ottobre 2016, alla maratona di Eindhoven.

Questa ve la dobbiamo raccontare più nel dettaglio, un po’ perché è veramente recente e un po’ perché abbiamo molto più dati a disposizione.

Il ventunenne Festus Talam, atleta keniota alla sua prima esperienza in maratona, era stato chiamato a correre i primi 35 km, affinché il suo connazionale Derisa Roba potesse tagliare il traguardo in circa 2h e 6’. Bene. Il ragazzino ha svolto diligentemente il suo compito, mentre però il campione è stato costretto al ritiro al 25° km. A questo punto, Festus, accortosi che poteva in tutta tranquillità procedere ancora con il suo ritmo, ha continuato (beata incoscienza?) fino al traguardo, chiudendo la maratona nel tempo programmato per Derisa, appunto 2h 6’ 26”.

Non ci credete? Questo il podio:

  • Festus Talam (Kenia), 2h 06’ 26”
  • Marius Kipserem (Kenia), 2h 08’ 00”
  • Nobert Kigen (Kenia), 2h 09’ 19”

Quindi, siete avvertiti: se vedete una lepre, in un sentiero, in un bosco, in una pista, in una gara su strada…,  guardatela con rispetto, quasi con deferenza!

 

 

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