Quando rallentare, o fermarsi, conviene

Se tutti quanti gli esseri umani, nella loro conduzione di vita personale e professionale, avessero la stessa indole dei podisti, cioè la tendenza a dare il meglio di sé, vivremmo in un mondo più bello. Saremmo sempre occupati a costruire e non a distruggere, continuamente informati e aggiornati sul come incrementare le nostre capacità, senza indugiare in invidie e cattiverie di ogni tipo. Ma dal momento che questo modo utopistico di vivere è molto di là da venire (ove mai il sano spirito sportivo dovesse prevalere nella nostra società), limitiamoci nel frattempo a raccomandare a tutti i podisti, di qualsiasi sesso e condizione agonistica essi siano, alcuni consigli sul come non rischiare infortuni nel caso si esagerasse in un qualche allenamento.

Distingueremmo, per facilità di osservazione, fra allenamenti in gruppo o in solitudine. Questi ultimi sono da preferire, senza alcun dubbio, perché il “contatto” con il proprio corpo e con quello che ci comunica è la cosa più preziosa e utile che possa capitare al podista; ma anche gli altri rivestono la loro giusta importanza, per tutta l’allegria e lo stimolo che sanno trasmettere.

                                                                Allenamenti in solitudine

Quando l’allenamento si è iniziato da poco e si avverte già un consistente fastidio nella zona del fegato, avendo la certezza che non è il cibo la causa della sofferenza, significa che l’andatura intrapresa è troppo forte rispetto alle effettive possibilità, per cui si stanno esaurendo le scorte di glicogeno che, appunto, si trovano nel fegato.

Quando si è impegnati in una serie di prove ripetute con un tempo di recupero magari volutamente ridotto e ci si accorge che qualche muscolo tende a contrarsi, è meglio considerare l’eventualità di rinviare il tipo di allenamento.

Quando nell’ambito di un lavoro in progressione di velocità si ha la netta impressione di non riuscire a rispettare le varie frazioni di velocità nei tempi previsti, senza demoralizzarsi, è meglio rinviare di un paio di giorni l’allenamento in questione.

Quando, nel corso di un allenamento consistente in una serie di ripetute, si tende inconsciamente ad allungare un po’ il tempo del recupero, vuol dire che si sono svolte le prime prove troppo velocemente e che forse è il caso di “variare in corsa” l’allenamento, cioè aumentare il numero delle prove, mantenendo il tempo di recupero che al momento si riesce a realizzare.

                                                                     Allenamenti in gruppo

Quando ci si allena in gruppo bisogna fare attenzione a non ostinarsi a seguire chi possiede un più veloce ritmo di corsa, per non rischiare di “spomparsi” inutilmente e vanificare così del tutto il tipo di allenamento che si aveva in mente di fare.

Quando si corre in gruppo per allenare la potenza aerobica, fondo medio e veloce, ripetute, fartlek, è bene non impostarne il ritmo, a meno che non si sia “l’elemento trainante”, che si sia cioè in grado di gestire bene tutte le sollecitazioni che il caso richiede.

Quando si è accordati di fare un allenamento in gruppo e poi ci si accorge di avere le gambe pesanti nella fase del riscaldamento, è opportuno essere leali con sé stessi e con gli altri, evitando lo stress di un impegno, oltreché gravoso, anche e soprattutto controproducente.

Quando si devono effettuare in gruppo sedute molto impegnative di allenamento quali ad esempio le ripetute lunghe, è molto importante rispettare meticolosamente i tempi previsti dalla tabella predisposta, per cui nell’incertezza dell’adempimento, è meglio dirottare l’impegno verso prove più congeniali alle possibilità riscontrabili al momento.

                                          Regola fondamentale per ogni tipo di allenamento

 Qualunque sia il tipo di allenamento, al suo termine bisogna sentirsi stanchi, anche molto stanchi, ma non distrutti, al punto da non essere in grado di correre il giorno dopo. E’ chiaro?

 

 

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